Sogni, paure, lacrime e disperazione. Sono gli ingredienti di una storia che nel 2020 sembra impossibile che invece è realtà. E’ la storia di Rukhsar Habibzai che a soli 22 anni allena e le ragazze della nazionale femminile di ciclismo dell’Afghanistan, un gruppo di atlete che per affermare i loro diritti è costretto a lottare ogni giorno rischiando la morte.
È la storia di Malika, Frozan, Zahra e Zhala, candidate al premio Nobel per la pace nel 2016. Vivono tutte lontane dalla loro terra, sono state costrette a scappare per rischiare la vita il meno possibile.
Sognavano di andare
alle Olimpiadi di Tokyo ma il loro sogno stato infranto perché  qualcuno ha spaccato in mille pezzi le loro biciclette. Le ragazze di Rukhasar e Fazli Ahmad non porteranno la loro bandiera ai Giochi Olimpici di Tokyo per colpa di una mancata qualificazione. Per qualificarsi 5 atlete dovevano prendere parte a gare ben precise, ma quelle bici ricevute in dono dalla giornalista statunitense Shannon Galpin, erano ormai troppo danneggiate per sostenere una gara.
In Afghanistan una donna che va in bici è un tabù e disonora la famiglia: salire su un sellino viene visto come una provocazione sessuale. Emarginate. Percosse. Umiliate. Sia fisicamente, sia psicologicamente. Nonostante i cambiamenti che ci sono stati negli ultimi anni le donne afghane vivono ancora in questa maniera.
Le bambine costrette a sposarsi hanno maggiori probabilità di subire violenza sessuale e violenza fisica, succede tra i 10 a i 14 anni di età. Il 95 per cento dei casi di suicidio in Afghanistan riguarda le donne. La ripetuta violenza fisica e i matrimoni forzati sono le cause più comuni.
Fazli Ahmad Fazli, il presidente della loro Federazione Ciclistica, sta aiutando tantissimo le sue atlete rischiando parecchio. “Ho un sogno – ha detto Rukhasar- vorrei che il ciclismo diventasse parte della nostra cultura. Sarebbe bello vedere le nostre ragazze pedalare felici senza paura».
Fazli Ahmad aveva chiesto aiuto all’Uci (Unione Ciclistica Internazionale) ma le nuove bici, non si sa per quale motivo, non sono mai giunte a destinazione. E allora l’Italia ha deciso di offrire un aiuto concreto alle ragazze. Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana e vice presidente della Uci Renato Di Rocco, si è già messo in moto. «L’Italia e la nostra federazione saranno in prima linea per aiutare queste atlete. Chiederemo i visti per farle arrivare in Italia e fare degli allenamenti con i nostri tecnici e le nostre atlete. Chiariremo anche i motivi per i quali la nazionale afghana, non ha ottenuto i pass per Tokyo».
Una storia incredibile che fa venire i brividi ma che purtroppo siamo costretti a raccontare. Queste donne non devono essere lasciate sole. Facciamole pedalare, facciamole sognare, facciamole vivere.

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