Il Dottor Marco Ardesi, dopo aver conseguito la Laurea Specialistica in Psicologia Clinica, ha svolto un Master in Psicologia dello Sport promosso da PsicoSport. Dal mese di Febbraio è Psicologo presso il Centro Federale Territoriale di Verano Brianza. Allenatore UEFA C e dal 2007 collabora in qualità di istruttore con società dilettantistiche milanesi. È da sempre interessato alle tematiche psicologiche e mentali relative al mondo dello sport, sia in termini di dinamiche di squadra/gruppo (leadership, comunicazione efficace, condivisione di obiettivi), sia per quanto riguarda l’individuo (goal-setting, gestione dello stress, sfera emotiva).

In cosa consiste il tuo lavoro come psicologo al Centro Tecnico Federale?
“Il mio lavoro consiste nel supportare tutte le figure coinvolte nel progetto, dal tecnico al responsabile organizzativo, ai ragazzi e ai loro genitori, se dovessero avere qualche problematica. In particolare mi occupo di organizzare gli workshop tematici che offriamo una volta al mese. Sul campo invece il mio compito è di osservare le relazioni tra gli istruttori e il gruppo dei ragazzi. Dopodiché a fine allenamento, durante la riunione tecnica, espongo quelli che secondo me sono le criticità e i punti che si possono migliorare e si fa una minima supervisione sui temi che si vogliono trattare”.

Secondo te quali sono i vantaggi nell’avere uno psicologo all’interno dello staff?
“Il maggior vantaggio è quello di avere una figura che possiede delle competenze che possono integrarsi con quelle degli allenatori e dello staff tecnico in generale. E’ una figura che presta un’attenzione particolare a dei dettagli che vengono in genere un po’ tralasciati, o vengono dati per scontati, e che porta punti di vista un po’ più esterni rispetto a chi è protagonista all’interno del campo. Un ruolo che può individuare i nodi che necessitano di essere risolti e creare un clima più entusiasmante e più consono alle attività che facciamo. Consiglierei a qualunque società di dotarsi di questa figura”.

Durante il tuo lavoro di psicologo dello sport ha incontrato delle difficoltà?
“Premetto che quella dello psicologo dello sport è una figura ancora non dico osteggiata, ma vista con un occhio poco incline alla positività. E’ ancora considerata una figura che cura i malati e non come qualcuno che possa sviluppare una progettualità che porta alla positività e al benessere. Tanto è vero che questa è la mia prima esperienza come tecnico federale mentre sono anni che potrei svolgere questa attività. E’ auspicabile, che come avviene già per molte figure in questo ambiente, penso al fisioterapista e all’allenatore, anche allo psicologo dello sport venga riconosciuto un ruolo di prim’ordine”.

E secondo te quali sono allora le maggiori difficoltà o resistenze perché questo si avveri?
“Oltre a quello che ho già detto, una parte di responsabilità è da attribuire alla crisi che attraversa lo sport in generale: non essendoci grandi risorse economiche, si deve investire su quello che si considera primario e lo psicologo dello sport è sempre l’ultimo della lista. Anche l’assenza di progettualità è un motivo di difficoltà”.

Quali sono, a tuo parere, le prospettive future per chi intraprende questa professione in Italia?
“Io credo che il progetto che la Federazione ha avviato con il CFT sia un bel segnale, un segnale forte in cui si mostra alle società del territorio e ai genitori dei ragazzi  che si allenano, quale può essere l’utilità della figura dello psicologo dello sport. Io credo e spero che nel futuro ci sia più apertura, ci sia un cambiamento della cultura sportiva, ed educativa in generale che porti ad un incremento del lavoro sui valori dello sport. Al momento la situazione non è assolutamente rosea, però credo che possa migliorare con l’aiuto di tutti.  Credo che sia un ruolo che può avere un futuro se le persone all’interno dello sport capiscono l’utilità e non la negatività del ruolo dello psicologo”.

Che consigli ti senti di dare a un laurendo o a un giovane neolaureato in Psicologia che voglia diventare psicologo dello sport?
“Consiglio di sfruttare ogni occasione per farsi conoscere. Ancora prima di sviluppare una competenza in questo mestiere, mettere passione ed entusiasmo. Crederci e provarci sempre”.

Pensi che una formazione, non solo in psicologia, ma anche nello sport e in scienze motorie sia utile?
“Io penso che uno psicologo, che voglia diventare psicologo dello sport, debba avere conoscenze sullo sport; se si ha un passato da sportivo è senz’altro più facile capire le dinamiche e i meccanismi interni; sicuramente avere esperienze sportive aiuta”.

Francesca Gargiulo