Si può imparare molto dalla sconfitta. Guardo sempre tutte le mie partite e cerco di imparare da ciascuna di loro, guardando quello che ho fatto bene e meno bene. A questo proposito, penso che le mie prossime lezioni saranno focalizzate sul lato mentale delle cose. Ho bisogno di imparare a controllare le mie emozioni, cosa che ho trovato difficile fare verso la fine. È emotivamente, che ho bisogno di continuare a imparare, più che altrove“. Queste sono le parole che Lysianne Proulx, portiere diciassettenne della Nazionale di calcio del Canada, ha espresso alla fine della partita pareggiata per 1 a 1 contro la Germania al mondiale femminile U-17 in Giordania.
Curare solo l’aspetto tecnico non ti porterà molto lontano… Nei giochi olimpici, tutti sono atleti di talento. Tutti si allenano duramente. Ognuno fa il lavoro che deve fare. Ciò che separa le medaglie d’oro dalle medaglie d’argento è semplicemente il gioco mentale”. Shannon Miller, ex ginnasta.
Secondo alcuni autori, l’allenamento è per il 90% mentale e per il 10% fisico. Inoltre essi affermano che il nostro subconscio occupa il 95% della nostra mente e crea una serie di difese, di credenze sabotanti, di convinzioni, che a loro volta danno vita a modelli comportamentali il cui accumulo frena l’atleta.

La mente che, a detta dei campioni stessi, come abbiamo visto dalle loro parole, è una componente fondamentale durante una prestazione sportiva, può essere allenata? Come? E da chi?

Oggi parleremo di chi è e cosa fa lo psicologo dello sport. Contrariamente a quanto avviene nel mondo anglosassone, in particolare negli Stati uniti e in Canada, dove questa professione è attiva da decenni, in Europa e soprattutto in Italia è ancora sconosciuta ai più.
Lo psicologo dello sport, figura professionale che, dopo una laurea magistrale in Psicologia, ha ottenuto un master professionalizzante in psicologia dello sport, lavora nelle società sportive professionistiche e non, nelle federazioni sportive, nei settori giovanili e nelle scuole.
Egli svolge un lavoro importante sia con i singoli individui, siano essi atleti, allenatori, membri dello staff sportivo, genitori, sia con l’intero gruppo squadra. In base agli obiettivi della squadra e/o dei singoli atleti, egli può svolgere diversi interventi; le aree in cui lo psicologo dello sport lavora maggiormente sono: la motivazione, la promozione della cooperazione e della comunicazione, il miglioramento della coesione e dell’efficacia della squadra. Inoltre allena le capacità psicosociali degli atleti, sviluppa la relazione allenatore-atleta; accresce la percezione del ruolo che ciascun atleta ha di sé e facilita un ambiente ottimale di allenamento.
Gli interventi che vengono svolti nelle squadre hanno miglior successo se lo psicologo si pone sullo stesso livello dell’allenatore e le due figure collaborano, co-costruiscono il programma di intervento e se essi creano un clima positivo dal punto di vista psicologico e motivazionale per gli atleti, poiché la struttura sociale e organizzativa è determinante per lavorare con le squadre.
Mentre l’allenatore si focalizza tipicamente sul lato fisico dello sport, lo psicologo dello sport si focalizza sulla mente dell’atleta; egli aiuta gli atleti, professionisti e non, a raggiungere i loro obiettivi e a valorizzare e migliorare le risorse che sono presenti in ogni individuo. Se consideriamo l’atleta, e quindi più in generale l’essere umano, un organismo complesso di relazioni tra mente e corpo, capiamo subito che i fattori mentali sono importanti tanto quanto quelli fisici. Per questo motivo, due atleti che avranno identica preparazione e potenzialità fisiche saranno inevitabilmente diversi in termini di prestazione, perché affronteranno le gare in modo diverso dal punto di vista psicologico.
Spesso ci si rivolge ad uno psicologo dello sport quando si ha un problema, ad esempio si diventa ansiosi o si perde la concentrazione durante una gara, si hanno delle difficoltà di comunicazione con i compagni di squadra, si fatica a controllare il proprio temperamento o a motivare se stessi durante l’attività fisica, o infine, ci si accorge di mancare un momento chiave durante una competizione.
Ci si può però avvalere di una consultazione di psicologia dello sport non solo quando si hanno difficoltà, ma anche e soprattutto in misura preventiva.
Gli psicologi dello sport aiutano gli atleti anche ad accrescere la prestazione utilizzando strategie mentali (come la visualizzazione, le tecniche di rilassamento, la narrazione), aiutando gli atleti a raggiungere il loro massimo potenziale; aiutano l’atleta a far fronte alle pressioni della competizione, ma anche a quelle derivanti dai genitori, allenatori e dalle loro stesse aspettative.
Un aspetto importante che viene curato dallo psicologo dello sport è il recupero mentale dopo gli infortuni, il recupero fisico è ovviamente lasciato a medici e fisioterapisti.
Ancora, lo psicologo dello sport insegna a divertirsi con lo sport, sarebbe auspicabile che tutte le organizzazioni sportive per bambini e ragazzi  assumano una figura di questo tipo per educare gli allenatori riguardo a come aiutare i piccoli atleti a divertirsi facendo sport e a promuovere una sana autostima nei partecipanti. Inoltre lo psicologo dello sport lavora con le persone fuori “dal campo” i genitori in primis, la cui presenza a bordo campo e la cui influenza sui piccoli atleti non è sempre positiva, e perché no, anche con i tifosi…

Abbiamo chiesto a Laura Giuliani, primo portiere della Nazionale Italiana di calcio e a Elisabet Spina, responsabile di un centro tecnico dell’ A.C. Milan, da poco abilitata come allenatrice professionista al corso Uefa A , cosa pensano a proposito di questa figura professionale.

Laura, in Italia lo psicologo dello sport è una figura professionale non ancora presente in tutte le società sportive. Qual è la situazione in Germania?
“La figura dello psicologo dello sport in Italia non è ancora molto conosciuta e presa in considerazione. In Germania, soprattutto nell’ambito maschile e delle giovanili, è molto ricercata, presente e forte. Nell’ambito giovanile la presenza degli psicologi dello sport è molto favorita dalla struttura dei settori giovanili e delle accademie, che prevedono che i ragazzi siano seguiti ogni giorno da uno staff competente e sempre presente che supporti e aiuti tutti i ragazzi/bambini a crescere sia dal punto di vista fisico che tecnico (allenatori, preparatori atletici, fisioterapisti, dottori, etc.) che mentale e motivazionale (Insegnanti di sostegno e, appunto, psicologi dello sport)”.

Hai avuto occasione di lavorare con uno psicologo dello sport? In Germania o con la nazionale italiana?
“No, purtroppo non ho mai avuto la possibilità di lavorare con una figura come questa prima d’ora né in Germania né in Italia con la nazionale ma devo ammettere che mi piacerebbe fare questa esperienza”.

Hai mai pensato di svolgere un programma con uno psicologo dello sport? Su cosa sarebbe importante lavorare secondo te?
“Sinceramente non ho mai pensato di svolgere un programma con uno psicologo dello sport per il semplice fatto che non ne ho mai avuto uno; ma se ne avessi l’occasione sarei molto disponibile a farmi seguire e aiutare. Secondo me le parti più importanti da allenare sono la “testa”, e di conseguenza la concentrazione, l’autocontrollo e la gestione delle proprie emozioni durante una partita. Nel mio ruolo soprattutto, io sono portiere, perché credo che queste caratteristiche siano fondamentali per poterlo svolgere al meglio. Noi portieri dobbiamo passare molto tempo “soli con noi stessi”, spesso senza dover intervenire nell’azione per minuti e minuti, ma senza perdere la concentrazione e mantenendo alta l’adrenalina per i pochi momenti in cui si viene chiamati in causa.
In questo credo che uno psicologo dello sport sia fondamentale oltre che per conoscere se stessi e poter dare il meglio a livello di prestazione, anche per imparare a trovare il proprio posto all’interno della squadra e portare il proprio apporto”.

Elisabet, da ex atleta e futura allenatrice, quanta importanza ritieni che abbia la mente durante una gara?
La mente è fondamentale sia in gara sia fuori dal campo. Io come responsabile di un centro tecnico del Milan cerco di aiutare da questo punto di vista sia i ragazzi che le stesse famiglie. Il lavoro pedagogico e di comunicazione è fondamentale ed è uno strumento che deve essere sempre più usato”.

Pensi che sarebbe una figura utile al fine del miglioramento della performance e del benessere psico-fisico dei ragazzi/e?
“Se serve una figura specifica per allenare la mente? Sì, a livello dilettantistico in Italia, oggi, non è possibile avere una figura dedicata a questo e dovrà quindi essere l’allenatore a fare questo tipo di lavoro. A livelli più alti invece è già più possibile trovare figure che si occupano solo di questo aspetto, l’importante poi è tenere un confronto sempre aperto anche con lo stesso allenatore”.

 

 

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