Atletica

Atletica/Paola Pigni e Gabriella Dorio, orgoglio italiano nella storia del Miglio

A Montecarlo la IAAF, ora WA, World Athletics, ha riunito (quasi) tutti i grandi “migliaroli”, quelli che hanno fatto la storia e scandito la progressione del record del mondo dopo i prodigi di Roger e Diane, il primo 3:59.4 sulla pista di Iffley Road, Oxford, la seconda 4:59.6 a Birmingham, campionati delle Midland. Per Bannister (autore di una delle ultime imprese imperiali e affiancato a sir Edmund Hillary che due anni prima aveva scalato l’Everest, dono per l’incoronazione di Elisabetta II) fu il primo e l’unico, per Diane il terzo di una serie di cinque.
Nel mondo del Miglio magico anche due italiane. Paola Pigni, bronzo nei 1500 ai Giochi di Monaco nel ’72 e Gabriella Dorio, oro a Los Angeles ’84 sulla stessa distanza, oggi 73 e 62 anni, due atlete che quando ancora non era di moda la quota rosa hanno corso in testa e meglio degli uomini (il primo azzurro presente nella classifica mondiale è al numero 420, Genny Di Napoli, anno 1992). In mezzo a un mondo anglosassone e africano di world-breakers ecco le nostre due donne.
Gabriella Dorio dopo la prima Olimpiade (a Montreal nel 1976) passa sotto la guida tecnica di Ugo Ranzetti. Il ruolo di ragazzina-prodigio non ha pregiudicato la sua crescita, ed è stata capace di restare al passo con le migliori, diventando l’unica mezzofondista italiana che sia riuscita a vincere in una manifestazione “globale” (Olimpiadi o Mondiali). Vi è riuscita ai Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984 conquistando l’oro nei 1500 metri in 4:03.25 battendo nello sprint finale le romene Doina Melinte e Maricica Puica. Cinque giorni prima era finita quarta negli 800 vinti dalla Melinte. Per la veneta, atleta molto precoce, era la terza Olimpiade
“Paola e io migliori degli maschi? – le parole do Gabriella Dorio – Perché avete ancora dubbi sulla forza delle donne? Anche io ho fatto il record italiano, 4’23″29, ancora valido, a Viareggio nell’80, perché mi ero messa in testa di battere quello di Paola. Ero reduce dai Giochi di Mosca, e con il mio futuro marito ero scappata in vacanza a Pantelleria, sono arrivata a Viareggio qualche ora prima della gara, ho fatto un breve riscaldamento e via. Sono cresciuta allenandomi a casa con mio fratello, il tecnico Ranzetti lo vedevo una volta a settimana, i miei erano contadini, avevano una cascina con gli animali. Correre il miglio, che ha qualcosa di magico, e le campestri mi piaceva, anche se non era considerata una prova adatta alle donne. Adorerei gareggiare oggi contro le africane che hanno un passo leggero come lo era il mio“.
Paola Pigni  medaglia di bronzo agli Europei 1969 ed ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972 fu anche due volte campionessa del mondo di cross (1973 e 1974) e 19 volte campionessa italiana assoluta (13 su pista e 6 nel cross), ha stabilito 6 record del mondo in 5 diverse specialità del mezzofondo su pista.
Feci il record mondiale, 4’29″5, a Viareggio nel ’73, volendolo fortemente e migliorandolo di quasi sei secondi. Ero così tesa che avevo freddo, eppure era agosto. Io con le yards mi trovavo bene, il miglio è una gara bella, strana, assurda, 1609 metri e qualcosa non 1610. Io correvo anche le campestri, mi piaceva il terreno fangoso, e mi prendevano per matta, quella fatica era un inferno, non era per una donna, a me invece garbava. Ero determinata, padre milanese, tenore famoso, mamma di Barcellona, io iscritta alla scuola tedesca, ho smesso l’attività agonistica dopo 13 operazioni al piede e ancora mi dispiace. A dieta non ci sono mai stata, non ne avevo bisogno, ero uno scricciolo di 55 chili, anzi ricordo la trasgressione di andare a comprare un etto di salame e di nasconderlo sotto il letto durante un ritiro“.

Paola Pigni

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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