Sul circuito toscano del Mugello è andato in scena l’atto conclusivo del campionato italiano Gran Turismo, serie tra le più competitive d’Europa e a cui hanno preso parte alcuni dei team e dei piloti che hanno fatto la storia delle corse.
Quello del Mugello è stato un finale di stagione da ricordare per la pilota bresciana Francesca Linossi, che al fianco del suo compagno di squadra e di vita, si è laureata per la prima volta Campionessa Italiana Gran Turismo nella classe Pro-Am.
Nonostante gli appena 27 anni, Francesca ha già accumulato molte esperienze in pista, togliendosi grandi soddisfazioni. Ma la vittoria appena conquistata è senza dubbio il più grande traguardo raggiunto finora.
È iniziato tutto molto presto per Francesca Linossi, dal momento in cui papà Luciano è stato un nome importante nel panorama delle corse in Italia.
Francesca Linossi non si è fatta sfuggire la possibilà di ricalcare le orme del “Linos” e da anni sta tenendo alto il nome della famiglia in un ambiente in cui la continuità ad alti livelli e per molti anni è sicuramente una missione complessa.
“Ho iniziato a correre perchè in famiglia ho mio padre che ha corso in macchina fin da quando ero piccola – racconta  a SportDonna.it – Quando lui ha iniziato io avevo 5 anni, però vi dico che già da prima guardavo in TV le gare di Formula 1. Non sono mai stata la bambina a cui piaceva giocare con la bambole, tant’è che sono stata io a chiedere per la prima volta di guidare un go-kart: il giorno dopo era già in casa, quindi mio papà probabilmente non desiderava altro.”
Da quel momento sono state svariate le esperienze di assoluto rilievo, tra cui Ferrari Challenge, Porsche Carrera Cup, Lamborghini Supertrofeo.
“Ho iniziato a correre in macchina a 15 anni: sono passata subito a vetture turismo, non ho mai fatto le formula. Diciamo che è stata una decisione anche indicata un po’ dal budget, perchè in formula i costi sono molto diversi e comunque, a meno di aspirare ad arrivare in Formula 1, e sappiamo tutti che è molto molto difficile, prima o poi si va nel GT. Quindi io ho voluto iniziare subito con le turismo. A 17 anni ho fatto il Ferrari Challenge e sono stata la più giovane pilota in Italia a correre con vetture turismo oltre i 2000cc sotto i 18 anni. Ho avuto tante esperienze, ma è stato solo negli ultimi 3-4 anni che sono riuscita a fare dei campionati come si deve, con qualche giornata di test, lavorando con un determinato criterio. Perchè purtroppo il budget è sempre un problema in questo mondo”.
Francesca ha corso anche nella NASCAR Whelen Euro Series, la versione europea della celebre serie americana. “Sono stati due anni un po’ particolari! Inizialmente quando mi hanno proposto di correre con la NASCAR il mio pensiero iniziale è stato proprio no! Non ci correrò mai, lo dico sinceramente. Invece dopo il primo test a Magione la macchina mi ha divertito. L’auto è completamente diversa, nulla a che vedere con una Gran Turismo: non hai ABS, non hai controlli elettronici, non hai niente. Però in quei due anni mi sono divertita, perchè sono gare un po’ particolari. Non è la NASCAR americana in cui corri sugli ovali, ce ne sono solo un paio di circuiti di quel genere qua in Europa. Sono tracciati per lo più corti, uno era addirittura in un piazzale, però mi sono divertita e ho fatto a sportellate in tutte le gare! Lì utilizzano la Safety Car per qualsiasi cosa: c’è un detrito in pista e mettono la Safety Car. Nelle ripartenze inoltre si parte come all’inizio, appaiati e non in fila. Non aspiravo a continuare nella NASCAR, è sempre stato dettato da un fattore di budget correre lì. Però è stata una bella esperienza”.


Le gare Endurance, famose gare di durata, possono essere molto provanti sia fisicamente che dal punto di vista delle energie mentali. Per questo motivo sono diversi i fattori che devono coincidere per far sì che tutto vada per il verso giusto.
“È il primo anno che faccio gare di durata, dal momento che nelle mie esperienze precedenti di Gran Turismo ho sempre fatto gare da 50 minuti. Sì è sempre in due in squadra, però sono 25 minuti di guida ciascuno. Qui invece un’ora di gara a testa è molto più impegnativa. Ho fatto le prime due gare sul bagnato e mantenere la concentrazione per un’ora intera è dura. Altra cosa importantissima è che bisogna andare d’accordo con i compagni di squadra. L’equipaggio è composto da Stefano (Colombo, ndr), che è anche il mio compagno nella vita, più un terzo pilota che si è alternato nelle varie gare quest’anno. Ci siamo sempre trovati bene, ed è particolarmente importante quando bisogna essere in linea rispetto alle sensazioni sulla vettura. A volte succede che un pilota abbia una sensazione diversa dagli altri”.


Lo scorso anno Francesca Linossi è stata tra le ragazze selezionate per effettuare i test della stagione inaugurale della W-Series, il nuovo campionato di Formula 3 interamente femminile. Esperienza che non si è rivelata essere pienamente soddisfacente, nonostante Francesca abbia dimostrato in pista di poter competere ai livelli delle ragazze che sarebbero poi diventate le pilote titolari.
“Per me è stata la prima esperienza in monoposto: non avevo mai corso in formula ed è completamente diverso dalle GT. Ho fatto un test prima delle selezioni giusto per capire come funzionava una vettura da formula e devo dire di essere andata piuttosto bene. Quando siamo arrivati ad Almeria (Spagna), ho fatto fatica perchè molte delle altre ragazze correvano già in monoposto. Ad essere sincera, pensavo di essere tra le 18 selezionate. I tempi sul giro c’erano, i primi due giorni ero sempre tranquillamente intorno al quattordicesimo e quindicesimo posto. Poi hanno cambiato un po’ il format delle selezioni all’ultimo giorno. Mi hanno preso come riserva, ma io non ho accettato perchè avrei dovuto rinunciare alle mie gare nel Gran Turismo in concomitanza e questa cosa non mi andava giù”.
Quella delle monoposto è una strada che Francesca non ripercorrerebbe, avendo la possibiltà oggi di correre in uno dei campionati GT più importanti dell’automobilismo sportivo. “Sono tanti anni ormai che corro nel Gran Turismo e ho fatto fatica ad adattarmi allo stile di guida delle formula. Magari se corressi in qualche categoria minore di turismo, forse avrei potuto prendere in consideranzione una nuova esperienza in monoposto. Ma correndo con una GT3 no, non tornei in Formula”.
È sempre bello parlare delle vittorie e dei momenti positivi ma sono quelli negativi che dimostrano quanto uno sportivo sia dotato di passione e determinazione per continuare a vivere i propri sogni.
“Qualche momento difficile c’è stato nei vari anni. Quando ho corso nella Superstars nel 2011 è stata la mia peggiore stagione, secondo me. Mi è capitato il classico anno sfigato. Ogni gara succedeva qualcosa, infatti sono arrivata a metà stagione che ho detto basta, qua non corro più. Non mi era mai successo di perdere la voglia di correre in macchina. Quell’anno è andato male per vari fattori, dall’auto agli incidenti che succedevano in gara. Penso di aver finito una sola gara: ogni volta ne capitava una. Addiritura quell’anno ho pensato di non voler correre più perchè mi era passata la voglia. Dopo metà stagione ho interrotto il campionato Superstar. Poi mio papà mi ha convinto a fare una gara insieme a lui ed è stata la prima volta in cui ho provato la Ferrari 430 GT2, qua al Mugello. Mi sono di nuovo divertita e da lì ho pensato: quest’anno è andato così, però alla fine ci si riprende sempre”.
Condividere la carriera agonistica con il proprio compagno di vita può essere senza dubbio un ulteriore stimolo, ma può anche rivelarsi un’arma a doppio taglio: non è sempre semplice differenziare il rapporto di coppia nella vita privata rispetto all’ambito professionale.
“L’anno scorso è arrivata questa opportunità di correre insieme e abbiamo detto: dai, proviamo. O litighiamo del tutto, o ci rafforza ancora di più. Ci siamo trovati bene e durante la stagione non abbiamo avuto problemi. A casa, per assurdo, parliamo veramente poco di gare tra noi, se non magari quando torniamo dal circuito. Andiamo d’accordo, ci troviamo bene ed è anche un po’ una sfida tra di noi”.
Nonostante entrambi frequentassero lo stesso mondo, quello delle corse, il rapporto tra Francesca e Stefano è nato al di fuori della pista:
“Ci conoscevamo perchè nel paddock ci si conosce tutti di nome, però poi in realtà ci siamo conosciuti meglio al di fuori della pista. Lui è originario di Novara, io abito sul Lago di Garda: Stefano si è trasferito lì e tramite degli amici in comune ci siamo frequentati. Quindi il rapporto è nato al di fuori della pista”.

Campionato Italiano GT, Mugello, Francesca Linossi, Antonelli Motorsport

Oltre a poter perseguire la propria passione per i motori, il motorsport è a volte un ambiente che permette di creare amicizie che spesso trascendono la professione e lo sport.
“L’aspetto più importante che mi ha lasciato quest’anno la W-Series è il fatto che noi donne in questo mondo siamo sempre messe una contro l’altra: siamo in poche e tendenzialmente se capita un’altra donna nel tuo stesso campionato, sei sempre paragonata a come è andata lei. Magari siamo in quaranta piloti, ma loro guardano solo il paragone con l’altra ragazza. Invece con la W-Series ho conosciuto anche le altre italiane, come Carlotta Fedeli e Alessandra Brena che già conoscevo, con cui ho però instaurato un miglior rapporto. E poi Vicky Piria, che invece conoscevo solo di nome. In W-Series ci siamo conosciute ed è nata una grande amicizia di cui sono molto contenta. Ci vediamo anche al di fuori del circuito, lei viene a vedere le mie gare, io vado alle sue. Questa senza dubbio è stata una cosa molto positiva”.
Dopo essersi affermata come uno dei nomi di punta del motorsport italiano nel 2019, Francesca Linossi punta ora a continuare questo trend positivo nel campionato Italiano GT, in cui al Mugello ha vinto gara e campionato di classe al volante della Mercedes AMG GT3 del team Antonelli Motorsport.
“La mia carriera dipende sempre dagli sponsor che ci sono ogni anno. Il mio obiettivo purtroppo ancora irrealizzato è correre almeno due anni consecutivi con la stessa vettura: si sa che più fai chilometri con un’auto e più si impara a conoscerla e a guidarla meglio. Il mio obiettivo è quindi rimanere con la AMG GT3, che è un’auto con cui mi sto trovando bene. L’anno prossimo ci sarà un nuovo kit e pare che sarà ancora più bella. Non so se farò ancora il campionato italiano o cos’altro, però l’obiettivo è quello di rimanere con la Mercedes e soprattutto con il team Antonelli visti i successi di quest’anno”.

Pin It on Pinterest

Condividi

Condividi questo articolo dove vuoi!