Tornata in Italia a 29 anni per portare la mentalità acquisita in Germania anche nel nostro paese. Raffaella Manieri, ha scelto Brescia dopo l’esperienza al Bayern Monaco e si è confessata ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. “Il Brescia – racconta Raffaella – da squadra dell’oratorio è arrivato a giocare un quarto di Champions League e poi l’anno prossimo ci sono gli Europei. Voglio allenarmi e stare a contatto con le mie compagne della Nazionale per arrivare preparate in Olanda e andare più avanti possibile”.

Nostalgia Italia: “Lo stipendio qui non ti permette di avere un futuro. Ma dopo tre anni mi mancava l’Italia. I tedeschi sono troppo schematici, noi siamo più fantasiosi. Loro giocano a memoria, per automatismi. Noi per risolvere una partita ci inventiamo la giocata. Mi mancava la parte creativa del gioco. Però loro non mollano mai”.

Ma il nostro paese deve crescere ancora: “Lì la donna che gioca a calcio viene valorizzata per i suoi meriti e per il suo talento. Non esistono pregiudizi né discriminazioni. E quello della calciatrice è un lavoro a tutti gli effetti. La gente ci aspetta fuori dallo stadio, ci ferma per strada per un autografo o un selfie”. La media spettatori per una partita in Germania è di 4 mila persone.

E poi le interazioni tra squadra maschile e femminile: “Ci seguivamo a vicenda, quando giocavo venivano a vederci. E alle serate che organizzava il club io e Dante eravamo i dj: io l’italiana e lui il brasiliano con la missione speciale di disturbare la ‘quiete tedesca’. Ma a questo ci pensava anche Müller, il più scherzoso, ci faceva un sacco di dispetti”.

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