Il tecnico della Nazionale femminile, Antonio Cabrini, intervistato da Gazzamercato.it ha parlato della situazione del calcio femminile e ha messo ha confronto i fratelli Gabbiadini, Manolo, attaccante del Napoli e Melania, attaccante dell’AGSM Verona.

Sicuramente Melania è molto più forte di Manolo, senza ombra di dubbio. Lei è un elemento importante della nostra nazionale, capitano e leader vero del gruppo. Parla poco ma compensa con grandi fatti, ha segnato spesso gol importanti e sono sicuro che continuerà così. Manolo ha bisogno di giocare con continuità perché ha grandissime qualità e merita spazio per poter trovare fiducia e sbocciare definitivamente”.

Sulla sua avventura da ct della Nazionale: “Sono arrivato nel 2012, nel 2013 siamo andati agli Europei in Svezia arrivando tra le prime otto ed è stato un ottimo risultato perchè affrontavamo squadre molto più forti e attrezzate di noi. In Europa il calcio femminile è molto più coltivato che in Italia, la Germania, la Francia, la Spagna, la Svezia e l’Inghilterra hanno un culto superiore al nostro. Noi cerchiamo di migliorare il più possibile, ci siamo qualificati per gli Europei a luglio 2017 e speriamo di lasciare il segno”.

Su Barbara Facchetti, capo delegazione del calcio femminile: “E’ la nostra prima tifosa e da un paio d’anni, con il supporto della Federazione, sta cercando di rilanciare in tutto il mondo il calcio femminile italiano con l’intento di portarlo a uno sviluppo che è necessario per far crescere questo movimento. In Italia è poco conosciuto, poco sponsorizzato e quindi si ha anche un bacino di utenze e di possibilità di selezionare calciatrici molto inferiore ad altre federazioni concorrenti. Noi attingiamo spesso da alcune ottime società come il Brescia, la Fiorentina, la Mozzanica e il Verona, ma sarebbe bello poter espandere i nostri riferimenti per crescere tutti insieme. Bisogna introdurre una mentalità professionistica, le ragazze devono essere prima atlete e poi calciatrici perché solo così si può vincere come ci insegnano in Germania e USA. L’atletica in questo sport conta, alla lunga, più della tecnica”.

Ma cosa manca al calcio femminile in Italia? “E’ una questione di mentalità e cultura italiana di massa. La politica e i mass media devono informarsi maggiormente su questa realtà perché purtroppo viene erroneamente ritenuta maschilista. Infatti, per avere una crescita omogenea da parte delle ragazzine, abbiamo creato anche delle nazionali minori. C’è un’evoluzione lenta del movimento, all’estero ci surclassano, basti pensare che in America il calcio femminile è più importante del calcio maschile e il 35% delle ragazze americane entrano al college con la borsa di studio sul calcio. Infatti la loro nazionale, insieme a quella tedesca e poche altre, sono sempre sul tetto del mondo. Le iscritte in Italia al calcio femminile sono 20.000 contro 650.000 in Germania, 250.000 in Inghilterra, 300.000 in Francia, 150.000 in Spagna e 35.000 in Islanda. Il mio desiderio è che questo sport arrivi presto a questi numeri anche nel nostro paese”.

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