Carolina Morace, attuale allenatrice del Milan femminile, è uno dei simboli del calcio in rosa italiano. Basti pensare che nel 1995 era stata eletta “miglior calciatrice del mondo” e nel 2014 è la prima donna a essere inserita nella Hall of Fame del calcio italiano. Insomma “mastica” la materia meglio di chiunque altro e così ciò che dice ha un peso non indifferente. Ospite di un dibattito organizzato dal quotidiano sportivo “Tuttosport” ha fatto il punto sul calcio femminile di casa nostra mettendo in evidenza ciò che ancor non va.
Noi siamo partiti con 20 anni di ritardo rispetto all’estero – sono le sue parole – Ho girato il mondo e porto le mie competenze per aiutare il movimento a raggiungere quei livelli. Ci arriveremo, ma servirà tempo, non dobbiamo perdere la grande occasione che abbiamo, ma la Nazionale ai Mondiali non va caricata di troppe responsabilità. Diciamolo chiaramente, le azzurre non possono vincere. Però è un’opportunità da sfruttare al massimo. Altrove il calcio femminile è una potenza, ho visto Francia-Brasile a Nizza, un livello tecnico e fisico lontanissimo da noi e uno stadio pieno, mentre a Cremona per Italia-Svezia c’erano giusto i parenti delle calciatrici. Ecco in che ambito la Federazione deve spingere e cambiare, serve promuovere il calcio femminile, comunicare di più e fare pubblicità“.

Morace qualche tempo fa era andata via dall’Italia propio perché stanca dell’immobilismo in cui era finito il calcio in rosa. Piuttosto che stare qui era andata ad allenare la Nazionale di calcio femminile di Trinidad e Tobago. Poi la decisione di fare ritorno a casa e di provare l’avventura in rossonero.

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