Calcio

Calcio Femminile/Il ct azzurro Milena Bertolini: “Da piccola, per giocare, mi facevo chiamare Mario”

Milena Bertolini non è mai scontata. Il ct della nazionale femminile di calcio quando parla coglie sempre nel segno. Come quando racconta che da bambina giocava a pallone travestendosi da bambino. «Avevo i capelli corti, mi facevo chiamare Mario». Adesso è tutta un’altra storia, le azzurre ai Mondiali di Francia hanno conquistato gli italiani stregati dalle giocate e dall’entusiasmo delle ragazze.
Le ragazze durante il Mondiale hanno riavvicinato anche molti uomini al calcio. E’ stata la cosa più bella che mi è stata detta – continua Bertolini – le cose ora stanno cambiando, grazie alla Figc e ai progetti delle scuole. Dopo il Mondiale è aumentata la richiesta delle bambine di giocare al calcio; a loro piace molto praticare questo sport. In Italia ci sono tanti pregiudizi e, negli ultimi tempi, la situazione è peggiorata: basta leggere i messaggi all’indirizzo delle donne e degli omosessuali. Il coming out della Linari può aiutare a cambiare una certa mentalità primitiva“. Tanta strada ancora da fare e tanto da cambiare, a cominciare dal linguaggio del calcio femminile. «Sessista», lo definisce Bertolini. Lei viene ancora chiamata “Mister”, «e non mi piace. Quando c’è da marcare un’avversaria le ragazze in campo urlano: uomo. Perché così sono abituate a fare sin da bambine. Vorrei un cambiamento nel linguaggio copiato dal calcio maschile. La terminologia è importante. Bisogna lavorare sulle giovani generazioni e dare un’identità al calcio femminile».

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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