La disparità tra uomini e donne nello sport non si limita solo al calcio. Facciamo allora un salto nel mondo del ciclismo femminile per parlare di Elena Cecchini, una ragazza che in sella alla sua bici è riuscita a conquistare la bellezza di tre titoli tricolori consecutivi.

Lei qualche giorno fa nella conferenza stampa dopo la premiazione del titolo italiano, ottenuto battendo negli ultimi dieci chilometri di corsa Longo Borghini, ha tuonato contro l’establishment del ciclismo italiano, che penalizza le donne rispetto agli uomini.

“Il giorno prima della corsa tricolore, – ha raccontato la ciclista al Messaggero Veneto – c’è stata una riunione con l’Associazione dei ciclisti italiani che, da un paio d’anni, tutela anche noi ragazze: in quell’occasione, ci hanno riferito che il montepremi totale della nostra gara dell’indomani sarebbe ammontato a 600 euro, mentre per gli uomini era di 26 mila euro. La disparità di trattamento è evidente”.

E ancora: “S’è pensato così di montare una protesta simbolica e restare ferme alla partenza per un minuto, ma ciò avrebbe creato problemi logistici agli organizzatori, che, anche per i premi, si attengono alle tabelle dell’Uci e quindi non hanno colpa. A quel punto, abbiamo convenuto che chiunque avesse vinto, in conferenza stampa si sarebbe fatta portavoce dell’argomento: è toccato a me e ne sono felice e orgogliosa. Per far rendere l’idea della situazione, ho spiegato che, con i soldi intascati per la vittoria nel campionato italiano neppure riuscivo a offrire, come da prassi, la pizza alla mia squadra! Peraltro, questa cosa succede solo in Italia: nel resto del mondo, uomini e donne ricevono premi abbastanza equilibrati e non è che noi ci impegniamo di meno“.

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