Come allenarsi mentalmente per una gara di endurance? Come si affronta una gara così dura?  Sicuramente con il fisico’ l’allenamento e la testa, ma soprattutto con un’armonia tra questi elementi.
Gli sport di endurance si caratterizzano per la lunghezza delle gare e quindi per la resistenza fisica richiesta all’atleta, che comporta la sopportazione mentale della fatica e del dolore, la gestione delle crisi metaboliche, la capacità di non mollare… e siamo solo all’inizio!
Molte sono quindi le caratteristiche mentali che contano nella conduzione di una gara a lungo kilometraggio e ad alta intensità, ma quali sono i fattori mentali che maggiormente entrano in gioco negli sport di endurance? 
E soprattutto, come possono essere allenati per raggiungere la peak performance?
In questo articolo ho scelto di parlarvi di 4 fattori mentali che sono fondamentali nelle gare di endurance:

  1. Connessione mente&corpo
    Negli sport di endurance è fondamentale creare un dialogo positivo e circolare tra la mente e il corpo, i quali devono diventare dei veri alleati nell’affrontare la fatica ed i limiti.
    La fatica, infatti, non è solo fisiologica, ma è mediata dalla nostra percezione: numerosi gli studi che evidenziano come il limite ultimo all’ “exercise tolerance” nell’endurance non è nei muscoli, ma nella mente, in particolare in quella componente che viene definita “perception of effort” ovvero la percezione dello sforzo (Marcora, 2010).  Il limite mentale sopraggiunge quindi molto prima di quello fisico e quando iniziamo a ripeterci di non farcela più, probabilmente abbiamo ancora circa il 40% di benzina fisica da poter sfruttare.
    Il self talk, ovvero il dialogo interno positivo, la visualizzazione e la mindfulness sono tutte tecniche di allenamento mentale che, un volta interiorizzate, possono esserci molto utili per lavorare sulla sintonia mente-corpo, sulla percezione della fatica e sulla gestione del limite.
  2. Durezza Mentale
    La durezza mentale è un “concetto multifattoriale che comprende la capacità mentale di recuperare dopo sconfitte ed errori, l’abilità di controllare la tensione agonistica, la capacità di mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati, il livello di autostima e il grado di coinvolgimento e impegno nel sopportare la fatica e raggiungere i propri obiettivi” (Goldberg, 2000). Si tratta quindi di un concetto articolato che sottende molteplici attitudini mentali. In un percorso di mental training la fase iniziale, definita di assessment, ci permette di somministrare all’atleta un questionario sulla durezza mentale, che aiuta ad evidenziare punti di forza e aree di miglioramento nelle aree sopracitate; il risultato è un quadro d’insieme dell’atleta che funge da bussola per iniziare a lavorare sulle sue specifiche esigenze al fine di potenziare le aree che risultano più deboli. 
  3. Resilienza
    La Resilienza è “la capacità di resistere alle frustrazioni, allo stress ed alle difficoltà della vita fronteggiando efficacemente gli eventi critici e reagendo in modo positivo” (Trabucchi, 2000). Si tratta di una componente chiave negli sport di endurance, in quanto aiuta a reagire in modo proattivo e positivo agli imprevisti e alle difficoltà. L’atleta resiliente è in grado di leggere in chiave positiva i feedback interni ed esterni e conseguentemente pronto a modificare i propri obiettivi e la propria strategia di gara per ottenere la miglior prestazione possibile.  Una buona strategia mentale è quella di analizzare le prestazioni passate focalizzandosi su come si sono gestiti imprevisti, ostacoli e fallimenti; a questo punto è utile operare una “ristrutturazione cognitiva” che consiste nell’immaginare e far propria una gestione differente e più funzionale. Il processo può essere rafforzato con la tecnica della visualizzazione 
  4. Autoefficacia
    Nella Psicologia dello Sport l’autoefficacia  viene individuata come uno dei principali predittori del successo sportivo e può essere definita come un meccanismo cognitivo che media la motivazione, la perseveranza, l’attivazione emotiva e il comportamento (Bandura, 2001).
    Questo meccanismo incide notevolmente sulla percezione che l’atleta ha delle proprie potenzialità e sul modo in cui affronta gli eventi stressogeni, aumentando o diminuendo la possibilità di raggiungere il successo nell’esecuzione di un compito e di una competizione sportiva (Cesare Picco, 2017).
    Nei momenti di difficoltà che si incontrano durante una gara di endurance avere una buona autoefficacia può decisamente fare la differenza!
    Anche in questo caso come nei precedenti è possibile lavorare con l’atleta attraverso tecniche quali il self talk e la visualizzazione.
    Oltre a questi ingredienti non dimenticate la capacità di porsi obiettivi sfidanti, ma allineati alle proprie potenzialità, fondamentale per mantenere alta la motivazione!

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