Oggi è la Festa della Mamma. Essere mamme sportive si può. Nello sport tante atlete sono diventate mamme continuando poi a fare attività e a vincere. Sono esempi pazzeschi che davvero rendono l’idea della forza delle donne. Perché non è facile crescere un figlio, portare avanti la casa e allo stesso tempo allenarsi con costanza e sacrificio.
Vediamo qualche esempio di atlete che hanno continuato o continuano la loro attività anche dopo essere diventate mamme.
Vi ricordate Josefa Idem? Due figli e un’infinita serie di medaglie olimpiche tra Europei, Mondiali e Olimpiadi partendo dal 1984 fino al 2009 proprio dopo aver partorito.
Poi c’è Mara Navarria che aveva scoperto di essere incinta ai giochi olimpici di Londra 2012. I suoi risultati migliori da atleta li ha avuti dopo essere diventata mamma. A 5 mesi dal parto era sesta al mondo, con un figlio di 5 anni a casa. Poi è diventata campionessa del mondo in Cina.
Marta Bastianelli ad oggi è l’unica mamma italiana professionista in bicicletta. Una vita impegnativa, quella da mamma, che ha fatto temere un suo ritiro: invece dopo appena due mesi dal parto e 10 chili smaltiti in pochissimo tempo, Marta era già tornata in sella pronta a riscuotere l’ennesima vittoria.
Valentina Vezzali, era stata capace di prendersi l’oro olimpico iridato e mondiale nel fioretto dopo la nascita del primo figlio. Sul podio nel 2008 dopo la maternità anche l’altra grande della scherma, Giovanna Trillini. Non si può non citare Elisa Di Francisca, tornata in pista e sempre sul pezzo. Oggi gestisce un blog dove aiuta le mamme con consigli preziosi.
Non possiamo non citare due amiche per la pelle come Tania Cagnotto e Francesca Dallapé diventate mamme di  Maya e Ludovica. Avevano praticamente smesso di tuffarsi poi piano piano la voglia è tornata e con lei il desiderio di andare alle Olimpiadi di Tokyo. Il rinvio ha rovinato i piani ma intanto Tania Cagnotto qualche giorno fa è tornata in pedana, chissà che davvero non sogni ancora.
Un’altra mamma olimpica è la pattinatrice Martina Valcepina. Ad applaudirla in Corea c’erano Camilla e Rebecca, 4 anni. Erano nella pancia a Sochi, quando Valcepina vinse il bronzo con la staffetta azzurra dello short track.
Serena Ortolani, argento ai gli ultimi mondiali di pallavolo, nel 2012 si era dovuta fermare per portare a termine la gravidanza. Un anno di stop e poi rieccola a Monza. Proprio per proteggere la figlia qualche tempo fa ha detto addio al club che faceva allenare le ragazze nonostante il propagarsi della pandemia. La scelta della società, fatta comunque in sicurezza, non era stata gradita dalla giocatrice.
Anche la marciatrice Elisa Rigaudo, cuneese classe 1980, è stata una ‘mamma-atleta. “Nel 2010 sono diventata mamma per la prima volta quindi avevo già vissuto un rientro dopo la maternità. Dopo la nascita di Simone ho allattato per tre mesi, in quel periodo mi sono dedicata esclusivamente alla postura e al recupero della muscolatura, poi ho ricominciato a marciare senza particolari difficoltà. Per una mamma i figli sono fonte di grande motivazione”.
All’estero c’è l’esempio della giocatrice canadese di hockey su ghiaccio Serah Small che aveva messo su Facebook una foto mentre allattava la sua bambina di un mese e mezzo nell’intervallo della partita: “Ho sentito la montata mentre giocavo, così sono corsa ai ripari”.
Serena Williams nel 2017 ha conquistato gli Australian Open quando era già incinta di un mesetto della splendida Alexis Olympia e ha continuato a lungo ad allenarsi e gareggiare. E come si può dimenticare la nuotatrice americana Dana Vollmer, 7 medaglie olimpiche di cui ben tre da mamma, in acqua al sesto mese di gravidanza.
E tornando un po’ indietro nel tempo c’è Fanny Blankers-Koen, quattro medaglie olimpiche nella velocità ai Giochi del 1948 quando aveva 30 anni e due bambini. La forza delle donne, la la forza delle mamme.

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