Vichi Piccione è siciliana e gioca in Under 16, nelle Wallace, il team che I Fenici hanno creato attraverso una Union con I Tauri di San Cataldo. Due squadre a Occidente dell’Isola, che sembrano lontane ma che raccontano storie di ordinaria adolescenza.
L’adolescenza  che è ovunque,  che si annida nell’apparente leggerezza o nella troppa profondità. Che rende uguali e diversi da tutti. Lei è ormai una “ giovane veterana” che si è trovata il rugby sulla sua vita, a riempire di affetto i suoi momenti di silenzio e di smarrimento. A dare un senso a tanti momenti, solo suoi, che intuisci ma dei quali non chiedi niente. Per rispetto e per ammirazione. Avvertendo quanto sia difficile e aspro a volte costruirti il carattere.
“Il rugby per me è tutto – dice – è uno sport completo che mi fa stare bene. Da quando l’ho scoperto per me è sempre un crescendo di emozioni e divertimento”.
E’ bella Vichi, è impenetrabile come spesso capita a certe ragazze siciliane che non ti sveleranno mai chi sono ma che nello sguardo ti offrono le chiavi per capire ciò che esse non dicono. E come tutti gli adolescenti Vichi ha tante storie dentro.  Porta segni non solo sulle gambe ma nel cuore. Tiene tutto dentro, profondo, dove solo lei giunge a sentire il dolore e la caparbietà di dovercela fare comunque; come quando riceve un placcaggio in corsa, affronta avversari superiori, e deve decidere se mollare o continuare una volta messa a terra.

La verità in ogni vita è una scoperta. Rassicura su chi sei e su quanto sei forte per incassare, ma può anche colpire duro. Se non sei preparato e con la mente pronta può farti male. E’ la prima cosa che impari nel rugby e nella vita.
Vichi affronta i placcaggi così, allenamento dopo allenamento, come in partita. Vive tutto in silenzio perchè è questo che ha imparato a fare. Forse ha scelto il rugby per questo. Perchè ti fa essere te stessa dentro regole precise, e ti spinge a non fermarti mai, ad avanzare taciturna, oltre la confusione dell’adolescenza.  E a non doverti giustificare di niente.
Sei tu, genitore o educatore che devi capirle. Puoi essere il loro coach solo se capisci ogni silenzio e ogni sguardo.
Ed è quello che Marco Quattrociocchi, colui che segue da anni queste ragazze ha compreso benissimo. Marco sa che alcune ragazze hanno scelto il rugby per farsi ascoltare.Perché il rugby è uno sport anomalo rispetto gli altri.
Il rugby è ancora un mistero, specialmente quando superi i primi momenti, l’attività della Propaganda, le trasferte iniziali e tutto diventa una vera scelta. Qualcos’altro. Ed è questo che a volte ti offre di sostenerti e di fare pace con tutto. E crescere.

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