Pallavolo

Pallavolo/Francesca Piccinini ci ripensa e torna in campo. Sognando Tokyo

Francesca Piccinini ci ripensa e torna in campo. La scorsa estate aveva commentato in tv le ex colleghe della Nazionale femminile durante gli Europei della scorsa, ora la campionessa in Nazionale ci vuole tirare per giocarsi il sogno delle Olimpiadi di Tokyo. Giocherà con maglia della Unet E-Work Busto Arsizio, seconda nella classifica di A1 dopo 14 giornate e principale inseguitrice della capolista Imoco Conegliano, il club campione del mondo e casa di tante azzurre
A 41 anni Francesca cambia idea decidendo che non è ancora il momento di stare a guardare. Negli ultimi mesi si era allenata con le  giovani promesse del Club Italia Crai  ma ora ha di nuovo sorpreso tutti.
Era il 20 settembre 2019 e Francesca Piccinini, fresca vincitrice della settima Champions League della sua straordinaria carriera, annunciava il suo addio alla pallavolo .
Alla campionessa di Massa piace vincere, lo testimoniano i successi in Nazionale (1 oro Mondiale, un oro, due argenti e un bronzo Europeo) e coi club (5 scudetti, 7 Champions League, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa CEV, 1 Supercoppa Europea, 4 Coppe Italia, 5 Supercoppa Italiane) e vorrà farlo anche in questa nuova e inaspettata avventura. Una carriera pazzesca, una bacheca stracolma dove manca però una cosina: una medaglia alle Olimpiadi. Ecco perché la scelta di rimettersi in gioco e di provarci ancora.
“I colloqui avuti con Francesca mi hanno convinto della bontà della sua scelta di tornare a giocare – spiega il Presidente della UYBA Giuseppe Pirola- vedo nelle sue parole e nei suoi occhi la voglia di sorprendere ancora, attraverso un percorso di lavoro insieme a noi. Non solo: ho percepito da subito la volontà della giocatrice di entrare nel mondo UYBA quasi “in punta di piedi”, senza rompere gli equilibri della squadra, ma per trovare il prima possibile la migliore forma ed aiutare il team a raggiungere gli obiettivi stagionali”.

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Matteo Angeli

Matteo Angeli

Direttore responsabile

Il fatto di aver avuto un papà bravo giornalista ha indubbiamente segnato la mia vita. Ma di sicuro lui non ha influito minimamente quel giorno che, appena diciottennne, rimasi folgorato da un tremendo fatto di cronaca. Chiesi ad un cronista di portami con se e fu in quel momento, mentre osservavo la scena, che sentii nascere qualcosa dentro: da grande anch'io avrei fatto il giornalista. Neppure il tempo di pensare che mi trovai in prova a Radio Babboleo, l'emittente più importante della mia terra, la Liguria. Quindi l'assunzione, poi le prime esperienze in tv, sui giornali locali, fino ad approdare al "mitico" Corriere Mercantile. Cronaca nera, politica, spettacoli e poi sport, tanto sport. Poi tante altre esperienze, di ogni tipo, in ogni campo. Oggi dopo quasi trent'anni il giornalismo è cambiato, e non poco. Io, a parte qualche ruga e qualche capello bianco, sono invece rimasto lo stesso. Pronto all'ennesima sfida.

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