La leucemia era pronta a prendersi la sua vita. Invece Paula Myllyoja ha reagito, e ora è portiere della Pink Bari. Oltre che a difendere i pali della squadra di calcio femminile del capoluogo pugliese, è l’estremo difensore anche della sua nazionale, la Finlandia. Un incubo, un brutto ricordo che la ragazza ha raccontato a Eurosport Italia.
Aveva 22 anni (ora ne ha 35), faceva l’insegnante di educazione fisica nel suo Paese. E si divideva fra scuola e campo, fra la sua città natale Nokia e Tampere, dove giocava per l’Ilves.
All’improvviso mi sentii male su quel pullman – racconta la calciatrice – ebbi un’emorragia cerebrale, e dopo tute le analisi del caso, mi diagnosticarono una leucemia. Mi dissero che sarebbe stato già difficile guarire, e solo a nominare il calcio, i dottori cambiavano bruscamente argomento. Seguirono le cure di sei mesi, i cinque cicli di chemioterapia, i controlli, tantissimi e scrupolosi. Ma io, all’epoca, ero già tornata in campo. Non riuscivo a stare senza pallone: era come se il calcio facesse parte delle tante medicine utili a farmi tornare sana. Dopo la chemioterapia riacquistare le forze e il tono muscolare da atleta fu un’impresa titanica. Ma tutto è possibile quando si è spinti dalla passione, dalla voglia di farcela. Oggi quel ricordo mi è di grande aiuto in partita”.
Poi una battuta sul professionismo nel calcio femminile. “Lo status di professionista aiuta a crescere, è un aspetto fondamentale. Non è da molto che ho lasciato il lavoro da insegnante e da quando mi sono potuta dedicare completamente al football le mie performance sono decisamente migliorate. Non dico che si debba arrivare agli stipendi del calcio maschile, anche se, chiaramente, sarebbe fantastico, ma basterebbe che tutti gli ingaggi del calcio femminile siano congrui e permettano alle colleghe di concentrarsi esclusivamente sull’attività sportiva”.

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