La decisione presa dalla Lega Serie A di far giocare la Supercoppa italiana il prossimo 16 gennaio nella città saudita di Jeddah è diventata un caso diplomatico e non solo. Le critiche principali sono arrivate dagli attivisti internazionali per i diritti umani che hanno contestato la scelta di organizzare un grande spettacolo a vantaggio dell’Arabia Saudita a pochi mesi dalla morte del giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi, ucciso su ordine del regime nel consolato saudita a Istanbul lo scorso 2 ottobre.

In Italia la polemica è scoppiata per la vendita dei biglietti. La Lega Serie A ha diffuso un comunicato stampa con le istruzioni per poter comprare i biglietti della partita, in programma allo stadio King Abdullah, uno dei più grandi del paese. I biglietti sono stati divisi in due categorie, “Singles” e “Families”: i primi sono riservati ai soli uomini, come il grosso dello stadio, mentre i secondi sia a uomini che donne, più in alto dello stadio, più lontani dal campo e dove la partita si vede peggio.
Sette milioni di euro è la somma che l’Arabia Saudita verserà nelle casse della Lega Calcio. Succederà la stessa cosa altre due volte nei prossimi cinque anni: totale, circa 21 milioni di euro. Condanne a morte, decapitazioni in piazza, impiego di bambini-soldato e tanti altri orrori. In nome del Dio denaro si può far finta di niente?
Il Ministro degli Interni Matteo Salvini ha espresso la sua opinione in una diretta Facebook: “Io la partita non la guardo. Dove sono le femministe italiane? Io un futuro simile in Italia per le nostre figlie non lo voglio“.
Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgia Meloni: “Una donna italiana che volesse comprarsi il biglietto per vedere la partita da sola o con un gruppo di amiche, non può farlo. Ma che schifo è? Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi? La Federcalcio blocchi subito questa vergogna assoluta e porti la Supercoppa in una nazione che non discrimina le nostre donne e i nostri valori“.

 

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