Come può essere allenata la creatività per un miglioramento della prestazione sportiva nel calcio?

“Quello che conviene insegnare ai ragazzi è il divertimento, il tocco di palla, la creatività, l’invenzione… La creatività non fa a pugni con la disciplina”
(Johan Cruyff)

La creatività può essere migliorata, o è un’abilità innata? Questa la domanda che ci siamo tutti posti quando abbiamo assistito alle giocate strepitose di Zinedine Zidane, Marta Vieira de Silva, Ronaldinho, Abby Wambach o Cristiano Ronaldo, giusto per citare qualche nome di strepitosi calciatori e calciatrici, con l’incredibile capacità di leggere le azioni di gioco tanto velocemente, da essere imprevedibile e capace di compiere azioni inaspettate e impossibili da comprendere dagli avversari.
La creatività è generalmente definita come il risultato di un processo personale che porta alla realizzazione di idee o prodotti nuovi o innovativi. Nello sport la creatività è definita come l’abilità di produrre decisioni rare, diverse e flessibili durante le competizioni.
Intervistato su cosa fosse la creatività nel calcio, l’ex giocatore ed ora allenatore tedesco Franz Beckenbauer, ha risposto “L’immaginazione e la creatività dovrebbe essere lasciata ai brasiliani.” Questo perché fin da bambini, in Brasile, ma più in generale in Sudamerica, i ragazzini giocano senza regole.
Avendo come modello lo street soccer brasiliano, che permette ai ragazzini e alle ragazzine di poter sperimentare una quantità infinita di tocchi e giocate sempre diverse che permettono loro di poter esprimere la propria creatività al massimo, ci si chiede quale sia il modo migliore per allenare i bambini e dare loro i migliori mezzi per diventare le prossime star. Come possono i club moderni prendere ispirazione dal modo di giocare dei brasiliani per migliorare le abilità dei bambini? Qual è il ruolo del gioco libero, senza vincoli, senza una guida continua? Può così essere migliorata la creatività, tale da poter rendere i giocatori imprevedibili e capaci di straordinarie giocate che facciano impazzire il pubblico?
Alcune ricerche, condotte per lo più dal Professor Daniel Memmert, mostrano che la creatività può essere allenata e portare così al miglioramento della performance nei vari sport.

Affinché la creatività possa essere migliorata, gli studi ci mostrano che è necessario:

– far sperimentare ai bambini diversi sport, nei quali utilizzino diverse parti del corpo e diversi materiali sportivi. Gli studi mostrano una trasferibilità di abilità da parte dei bambini tra i vari sport e le attività di vita quotidiana, il che li porta a sviluppare un pensiero cognitivo che li rende flessibili e capaci di prendere decisioni diverse e originali non solo di fronte nelle attività sportive, ma anche in quelle di tutti i giorni;

– condurre allenamenti non specifici per bambini fino agli 8 anni, età in cui essi hanno una grande densità di sinapsi connesse alla creatività. Con allenamenti non specifici si intende non solo il susseguirsi di esercizi appartenenti ad attività sportive diverse, ma anche la possibilità di poter sperimentare i diversi ruoli senza diventare esperti in uno solo, in questo modo i bambini sviluppano duttilità e capacità di prendere decisioni relative a problemi diversi, abilità fondamentali che utilizzeranno negli anni successivi quando l’attività sportiva diventerà sempre più specifica; (esempio Buffon)

– organizzare allenamenti ed attività che sviluppino l’attenzione, poiché le ricerche hanno dimostrato che i soggetti con elevata capacità di attenzione possiedono maggiore creatività, in quando capaci di cogliere elementi fondamentali che generalmente sfuggono alla maggior parte di noi. Sul campo di calcio, questa forte capacità di attenzione seppur della durata di pochi secondi, permette all’atleta di riconoscere un giocatore libero al quale passare il pallone, anche se fino a pochi secondi prima egli era marcato;

– allenare i giocatori all’utilizzo delle immagini mentali, ovvero alla capacità di immaginare (in situazione di rilassamento) la successione delle azioni di gioco che andranno ad eseguire in partita. Questo permette all’atleta di formarsi delle linee guida che definiranno poi il suo comportamento in campo.

– mantenere la motivazione alta nei bambini senza soffocare la loro spontaneità e libertà di esprimersi in campo. Allenatori che lasciano ai propri giocatori la possibilità di prendere decisioni in modo autonomo durante allenamenti e partite avranno giocatori che, anche in assenza della loro guida, sapranno trovare soluzioni personali ed originali e non atleti dipendenti dai loro suggerimenti, che abbiano sempre bisogno di istruzioni per muoversi in campo.

gaia-missagliaCome possiamo davvero coniugare la teoria con la pratica sul campo? Ecco il testo dell’intervista a Gaia Missaglia, allenatrice della squadra femminile Esordienti 2004 dell’Ac Milan.

Se ti dico: creatività e calcio, cosa ti viene in mente?
“Einstein diceva che la creatività è l’intelligenza che si diverte. Questa frase riassume, infatti, ciò che secondo me sono il calciatore e la calciatrice ideale.
Talvolta, alcuni istruttori, invece di incoraggiare a giocate straordinarie seppur rischiose, limitano completamente la propria squadra, telecomandando ininterrottamente senza consentire minimamente libertà di iniziativa. Ciò che ne consegue sarà sicuramente un gruppo di adulti incapace di ragionare, spento e poco predisposto al sacrificio”.

Cos’è il talento e cosa la creatività? Pensi che si possano sviluppare? Se sì, come?
“Il talento è una componente innata, una predisposizione genetica, un’energia che si ha dentro di sé. La creatività è il mezzo che permette di sprigionare e coltivare queste capacità geniali. Arricchire il proprio bagaglio tecnico-tattico per mezzo di un allenamento costituito da stimoli gradualmente nuovi e diversi consente di sviluppare la fantasia per ottenere dei giocatori intelligenti, versatili, capaci di risolvere il più velocemente possibile le situazioni in cui si ritrovano, in particolare, questo riguarda la formazione del giovane calciatore. Così è il calcio, così è la vita”

Il lavoro del giocatore o giocatrice di calcio è dettato più dalla creatività o, al contrario, dalla disciplina e dall’allenamento? O pensi che ambedue vadano sviluppate di pari passo?“La creatività non fa a pugni con la disciplina”, sosteneva Cruijff. Negli ultimi anni l’evoluzione del nostro sport ha costretto il giocatore di calcio ad essere più dinamico e più rapido sia a livello fisico sia cognitivo. Non esiste calciatore efficace che non sappia esprimere la propria fantasia. Il collettivo si costruisce attraverso il miglioramento del singolo e la qualità del singolo si affina passo dopo passo attraverso l’allenamento…creativo! Il pubblico ricerca lo spettacolo, altrimenti il calcio non sarebbe il gioco straordinario qual è.

Nella tua esperienza di coach, hai avuto modo di mettere in pratica una seduta di allenamento che sviluppasse la creatività? Come?
“Certo, la componente creativa è parte integrante del lavoro sul campo e non solo, sebbene il mio modo di vedere il calcio implichi il fatto che i giocatori vadano comunque guidati e corretti, dove, quando e se necessario. Le esercitazioni che sviluppo quotidianamente permettono di incentivare, nelle giocatrici della squadra che alleno, la capacità di raccogliere informazioni, valutare, decidere autonomamente per il raggiungimento dei vari obiettivi. Nello specifico io utilizzo situazioni di gioco o partite a tema, che simulano ciò che accade in partita, ma con vincoli/ostacoli/varianti per rendere l’avventura più complicata”.

valeria-monterubbianoDi seguito il testo dell’intervista alla calciatrice Valeria Monterubbiano del Jesina.

Se ti dico: creatività e calcio, cosa ti viene in mente?
“Mi vengono in mente i bimbi che giocano a calcio nel parco, porte inventate ed immaginate ovunque, campi triangolari e chi più ne ha più ne metta. Del resto credo siano proprio i bambini gli esseri più creativi”.

Qual è stato il tuo goal che ritieni essere stato il più creativo?“In questa stagione sportiva forse quello col Verona. Una persona creativa è anche una persona che azzarda e non sempre la creatività viene capita. In quel caso sono stata “ripagata” per l’averci provato con il goal”.

In che situazioni ritieni che la tua creatività si esprima al meglio?
“In situazioni di agio completo, la creatività esce fuori quando non vi sono pressioni di alcun tipo e ci si riesce ad esprimere liberamente al meglio”.

Ti è mai stato proposto un allenamento che sviluppasse la creatività? Se sì, come era strutturato?
“Penso di sì, abbiamo fatto più volte esercizi di psicocinetica con l’obiettivo di sviluppare abilità, come appunto la creatività, che permettono al cervello tra le altre cose di risolvere situazioni apparentemente complesse e “non ordinarie” e di rispondere in modo rapido e immediato a stimoli di tipo visivo e sonoro. Situazioni difficili che poi potrebbero verificarsi in partita e che un giocatore “creativo” riesce a leggere e risolvere prima degli altri”.

Come pensi che possa essere sviluppata la creatività nel calcio?
“Credo che bisognerebbe introdurre nell’allenamento momenti “di divertimento”, esercizi in cui apparentemente sembra di staccare e di star facendo prettamente attività ludica ma che in realtà rappresentano un momento di relax ed automaticamente di massima espressività creativa. Il calcio è fantasia d’altronde, non solo rigidi schemi imposti”.

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