Ciao e grazie per la collaborazione al progetto “Mondo Accademico e Calcio Femminile”. Presentati brevemente…
“Mi chiamo Ambra Passari, laureata in Scienze Motorie da neanche un mese presso l’università di Tor Vergata, sono una calciatrice da non molti anni (pur avendo da sempre coltivato questa passione), purtroppo ancora solo a livello regionale precisamente in serie C, ma con alle spalle il titolo del Torneo delle Regioni con la rappresentativa Lazio, attualmente alleno dei bambini in una società di atletica leggera”.

Dati di contesto
Università: Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
Facoltà e Corso di Laurea: Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Laurea in Scienze Motorie
Titolo tesi: “IL CALCIO FEMMINILE: CENNI STORICI E SVILUPPO IN ITALIA”

Quali sono i temi che hai affrontato nel tuo lavoro di tesi?
“La nascita e lo sviluppo del calcio femminile in Italia e nel resto del mondo, i progetti per lo sviluppo del calcio femminile attuati dalla UEFA e dalla FIGC, il modello di prestazione e applicazioni pratiche del calcio visto al femminile, un focus sui principali infortuni femminili, il confronto dal punto di vista anatomo-fisiologico e psico-pedagogico tra calcio femminile e maschile”.

Hai dei consigli da dare a un laureando/a che desidera svolgere una tesi sul calcio femminile?
“Direi semplicemente di non essere in dubbio se scegliere questo argomento o meno, sceglierlo starebbe a significare dare molta più visibilità a questo sport”

Hai avuto l’opportunità di presentare il tuo lavoro di tesi dopo la laurea?
“No, non ho avuto occasione”.

Hai trovato con facilità un impiego dopo la laurea? In che ambito?
“Non ho ancora trovato un impiego dopo questa laurea, continuo solo ad “allenare” i bambini di atletica leggera come già facevo in precedenza”.

Uno stralcio della tesi

Introduzione

«I ragazzi ti hanno mai detto in faccia: non puoi giocare con noi perché sei una femmina?».

«Se mi è mai successo? Sì, tantissime volte. Ma ogni volta dimostravo di essere capace come i miei compagni maschi e in alcuni casi anche più di loro. Dopo due minuti cambiavano idea.

È una domanda bellissima perché mi permette di dare un consiglio a tutte le ragazze presenti: se vi dovesse capitare, se i vostri compagni maschi vi dovessero mettere da parte allontanandovi dal pallone, battetevi. Dimostrate quanto valete. Trovate il modo di farlo e non vi diranno mai più di andarvene». (Katia Serra – 6 novembre 2015) Come si può ben dedurre da questa frase di Katia Serra (ex calciatrice della Nazionale italiana e oggi commentatrice tecnica Rai) nello sport, è solo negli ultimi vent’anni che sono cadute molte, ma non tutte, barriere sociali che hanno limitato la partecipazione femminile alle attività sportive.

In Italia lo sport principale e più seguito, come tutti sanno, è il calcio.Siamo stati Campioni del Mondo per quattro volte e una volta Campioni europei con la Nazionale maggiore, senza escludere molti altri importanti titoli della Nazionale Under 21.
Solo che di calcio non esiste solo quello maschile. Fortunatamente, in questi ultimi anni, si sta cercando di far sorgere e conoscere anche il calcio femminile, seppur con svariate difficoltà. Si sta registrando una crescita significativa, con un aumento stagionale del 15% del numero delle tesserate. E’ indubbiamente un risultato importante, ma il calcio in rosa in Italia rimane comunque un movimento limitato rispetto ad altri sport femminili (la pallavolo ha più del 70% di tesserate, mentre il calcio femminile è limitato a circa il 2% del totale di tesserati F.I.G.C.) e, soprattutto, rispetto alle altre realtà di calcio femminile in Europa e in altri paesi del Mondo.
E’ evidente che il calcio femminile italiano è in una fase di sviluppo e di crescita ma se paragonato alle realtà degli altri paesi non c’è da essere molto soddisfatti. L’analisi di Carolina Morace (“calciatrice italiana più forte di tutti i tempi”) mette a fuoco le difficoltà del calcio in rosa in Italia e la situazione in Europa e in America: «Il problema di fondo del nostro è la scarsa base e mi riferisco soprattutto al limitato numero di tesserate, di molto inferiore rispetto a quello di altri paesi europei. Oltre al nord Europa, dove il successo del calcio femminile è una questione di cultura, di un maggior spazio dato alle donne a livello sportivo, ci sono altre realtà nel nostro continente in continua crescita e mi riferisco alla Germania, che ha vinto due Mondiali e che vanta 800 mila iscritte, ma anche la Francia con 55 mila tesserate e l’Inghilterra con 60 mila tesserate sono esempi positivi, e ciò dovrebbe far riflettere in quanto Francia e Inghilterra sono paesi culturalmente molto vicini al nostro con la differenza che loro hanno investito e fatto progetti in una certa direzione. In Italia il calcio femminile è un patrimonio importante, ma purtroppo negli ultimi tempi troppi problemi hanno avuto priorità rispetto al nostro sport e adesso che il calcio maschile sembra aver risolto i suoi problemi più urgenti spero che i vertici federali tornino ad interessarsi di noi».

La realtà italiana è molto diversa, quindi, da quella americana. In Italia il calcio è considerato più uno sport maschile. Si conoscono situazioni in cui è la stessa famiglia ad impedire ad una ragazza di praticare calcio, perché ritenuto uno sport per maschi, sconveniente sotto l’aspetto fisico, non salutare. A tale proposito l’intervento del Dott. Massimo Costa, consulente medico della Divisione Calcio Femminile, fuga ogni dubbio: «Dal punto di vista medico il calcio praticato al femminile non è assolutamente svantaggioso, anzi, posso affermare con certezza che il calcio praticato dalle ragazze, a qualunque età, garantisce lo sviluppo psico-fisico e aiuta ad una crescita sana, senza citare l’aspetto sociale e di integrazione tipico degli sport di squadra».

Capitolo 5: Differenze fisiologiche, anatomiche e psicologiche rispetto al calcio maschile

L’interpretazione del gioco deve avere approcci diversi dovuti al sesso dei giocatori: il calcio femminile e quello maschile presentano grandi differenze. La costituzione fisica dell’uomo e della donna consente prestazioni fisiche differenti ed è assolutamente sbagliato cercare di adattare entrambe allo stesso stile di gioco.La differenza base nelle prestazioni fisiche tra giocatori maschi e femmine si ha principalmente nella potenza espressa; quindi non ci sono nelle partite giocate da donne: lanci di 50 metri, scatti brucianti, salti altissimi per i colpi di testa, tiri potenti da oltre 30 metri, recuperi esplosivi, serie di dribbling consecutivi, lunghi rinvii dei portieri; in generale la palla viaggia più lentamente rispetto alle partite maschili, perciò vengono eseguiti molti passaggi quasi tutti entro i 10 metri (il 90%) e, di questi, 2 su 3 sono rasoterra. Le giocatrici, come detto, non hanno una potenza di scatto eccezionale, ma non si sfiancano nel continuo lavoro di ripartenze e recuperi perché hanno un’ottima resistenza. Le squadre maschili che vogliono evitare errori come l’ eccessiva distanza tra le linee o le palle perse su lanci lunghi, oppure che vogliono migliorare il loro possesso palla o i loro movimenti difensivi, dovrebbero prendere spunto dalle squadre femminili e cercare di imitare gli aspetti positivi, così come è valido l’opposto; in pratica i due stili di gioco, maschile e femminile, pur mantenendo ognuno le proprie peculiarità dovrebbero trarre spunti, tecnici e tattici, reciprocamente al fine di migliorarsi continuamente.

5.2 Aspetti psico-pedagogici

Le ragazze hanno una maggiore capacità di sacrificio, di sopportare la sofferenza, la fatica, di superare la noia, la ripetitività. Hanno anche una maggiore capacità di far fronte a più compiti contemporaneamente, e di dare risposte efficaci a più richieste. Si approcciano al gioco con atteggiamento responsabile. Hanno una maggiore volubilità ai cambi di umore (interferenze di pensiero), una maggiore difficoltà nella capacità di concentrazione (difficoltà a distanziarsi dai problemi quotidiani), maggiore permalosità: i rimproveri, le osservazioni vengono interiorizzati e condizionano la relazione con l’allenatore e le compagne.

[…]

Bisognerebbe perciò saper ascoltare i reali bisogni delle allieve (coinvolgimento sugli obiettivi individuali e di squadra); intraprendere un approccio relazionale differente, come conseguenza di un diverso sviluppo della personalità: comunicazione meno diretta e più relazionale; assumere uno stile di leadership democratico che sappia motivare le scelte adottando un comportamento corretto e coerente; saper dare fiducia (responsabilizzazione, rinforzi positivi, incoraggiamenti e istruzioni tecniche); calibrare con competenza gli allenamenti sulle reali capacità (fasi di sviluppo dell’apprendimento) delle allieve; stimolare la consapevolezza degli apprendimenti, enfatizzando l’impegno per l’ottenimento dei miglioramenti; favorire l’integrazione nei gruppi misti e correggere dell’errore attraverso istruzioni tecniche.

Capitolo 6. Discussioni e conclusioni

L’interesse per il calcio femminile è aumentato molto in questi ultimi anni.A livello globale, si contano 4.8 milioni di giocatrici tesserate. Usa e Canada pesano per il 47% con 2.25 milioni di calciatrici. In Europa si contano circa più di 2 milioni di atlete tesserate, circa lo 0,4% della popolazione femminile europea.Per avvicinare le ragazze al calcio, le associazioni legate alla FIFA hanno evidenziato, la necessità di nuovi fondi e infrastrutture, nonché di un cambio culturale.Nel vecchio continente si investono circa 100 milioni di euro all’anno nel calcio in rosa, più della metà della spesa globale (156,62 milioni). L’esborso si concentra tra le prime 20 nazioni del ranking in cui si spendono mediamente 5,4 milioni all’anno.Dunque la correlazione tra risultati sportivi e investimenti è palese.
Le nazioni con i salari più generosi sono: Usa, Canada, Francia, Inghilterra, Germania e Svezia. Tuttavia, il compenso della classe media non tiene il passo delle big e molte atlete percepiscono meno di 1000 dollari al mese.
[…] Per quanto riguarda l’Italia sembra spianata la strada verso un lancio definitivo del calcio femminile, eppure, ad oggi, mancano ancora degli anelli di congiunzione come, ad esempio, un coinvolgimento complessivo dei media passando per un’educazione scolastica calcistica che riesca a preparare e coinvolgere le giocatrici quando sono ancora bambine. Un altro aspetto che andrebbe affrontato in modo particolare è quello del professionismo: negli sport di squadra le donne sono costrette a fare le dilettanti, senza diritti come l’assistenza sanitaria, contributi previdenziali e la maternità.[…] Il presidente Tavecchio ha sottolineato che con 31 milioni di donne non è possibile che siano solo 23 mila le tesserate.

Per eventuali contatti, potete scrivere a ambra246@gmail.com

Francesca Gargiulo

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