Il primo incontro – emozionante – tra sport paralimpico e corsa con il cane. Al traguardo: Anna Barbaro e il suo Labrador Nora. Anna è un’atleta paralimpica della Federazione Italiana Triathlon, e Nora il suo cane per non vedenti. E lungo la strada verso i Giochi di Tokyo 2020 (questo il suo ambizioso obiettivo), la tenace calabrese ha voluto sperimentare un nuovo modo di vivere l’attività fisica: con il proprio quattro zampe. «Già perfettamente integrata nella mia routine sportiva (ha accesso perfino alla pista di atletica e in piscina, dove le è addirittura concesso di stare a bordo vasca), agli appuntamenti agonistici Nora mi aveva però finora solo accompagnato, perché in gara ci sono altri triatleti a farmi da guida. Eppure, nel tempo libero siamo felicemente indipendenti: da sole andiamo anche al mare, dove nuotiamo sempre insieme».
In Friuli, presso l’ex Forte di Santa Margherita del Gruagno, quartier generale della Pro Loco G.G. Brazzacco, hanno fatto da coordinatori la guida Enrico Golfetto con sua moglie, e Antonella Salemi, fiera presidentessa del Woman Triathlon Italia, unico team per la triplice disciplina tutto al femminile, di cui Anna fa parte. 
Nella voce di Anna tutta la sua soddisfazione dopo il traguardo: «Un’esperienza indimenticabile, alla conquista di una sempre maggiore libertà. Perché il ruolo delle guide umane nello sport è importantissimo (per questo, con me e Nora c’era Enrico: a segnalarci, ad esempio, eventuali asperità del terreno), ma affrontare con nuova autonomia l’agonismo è stata un’emozione unica, da oggi condivisibile con il proprio compagno di vita a quattro zampe». 

Foto: Roberto Lunazzi Gorizza

Vincitori del riconoscimento “Special Dog Endurance” (dall’omonima categoria agonistica prevista dalla Federazione Italiana Sport Cinofili), Anna con Nora ed Enrico non sono stati, però, gli unici atleti premiati della giornata: vittoria tra le staffette del Dog Duathlon (nel primo binomio frazionista si pedalava su mountain bike e nel secondo si correva) per la friulana Francesca Violin con il Bracco Tedesco Roy, in team con la veneta Camilla Bottin e il Border Collie Eva. Primo arrivato nella categoria bikejoring (mountain bike con il cane) il lombardo Edoardo Errico con il suo Cane Lupo Cecoslovacco. Ma si poteva pedalare anche con due quattro zampe insieme: ed è stato dominio del piemontese Alessandro Usignolo, referente nazionale per le discipline, con i suoi Eurohound (l’altro referente federale, Angelo Paxia, ha corso a piedi con un unico cane). Primo uomo nel Dog Endurance (corsa con il cane che non traina, ma procede al piede) Marco D’Agostina con il suo Border Collie e prima donna Roberta Sartori con il suo Siberian Husky. E, sempre con un Husky, Daniela Lo Cascio ha vinto la categoria canicross femminile (corsa con il cane che “traina”, procedendo davanti al conduttore), mentre quella maschile (ai fini della classifica fanno fede il sesso e l’età dell’uomo, non del cane) è stata vinta dal noto podista friulano Francesco Nadalutti, nuovo acquisto della Marathon Dog e quinto ai recenti Mondiali master indoor in Polonia nei 1500, oltre che otto volte campione italiano nell’ultimo anno.
Una disciplina, quella promossa dalla Federazione Italiana Sport Cinofili, fatta di norme (come questa dell’età minima o quelle per la corretta attrezzatura, per il tipo di terreno e per la massima temperatura) studiate per tutelare il benessere dei cani, entusiasti compagni di sport della cui incolumità sono i proprietari a doversi amorevolmente preoccupare, in sinergia con i professionisti adatti. Obbligatori, per questo motivo, due cancelli veterinari, con visita pre e postgara, e un riconoscimento per il quattro zampe con i migliori parametri vitali dopo lo sforzo, segno di una sua sapiente gestione da parte del conduttore, tanto in gara quanto in allenamento: a distinguersi in tal senso al 1° Extra Dry-Land, meritando anche il premio “Best Condition”, è stato il Bracco Hugo.
Previste anche le versioni non competitive delle singole discipline denominate “Happy Dog”, senza un riscontro in classifica ma pur sempre con partenza a cronometro (un binomio ogni trenta secondi, per una vera simulazione di gara), alla ricerca della pura soddisfazione da “finisher”.

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