Si sarebbero dovuti svolgere nel pomeriggio a Taurianova i funerali dell’agente penitenziario Sissy Trovato Mazza deceduta nella giornata di sabato dopo due anni di sofferenza. Il magistrato ha disposto l’esame autoptico che potrebbe svelare informazioni utili a chiarire il caso. La mamma non riesce a darsi pace sul perché di questo decisione arrivata, a suo dire, troppo tardi.
La ragazza era in coma vegetativo dal novembre del 2016, quando per cause ancora sconosciute rimase ferita da un colpo di arma da fuoco alla testa mentre era in servizio nell’ospedale della Giudecca a Venezia.
Sissy aveva intrapreso all’interno del carcere, dove prestava servizio da cinque anni, una lotta per i diritti delle detenute: aveva denunciato lo spaccio di droga e comportamenti illeciti da parte di alcune colleghe raccogliendo testimonianze da donne recluse. Nessuna di queste denunce ha mai avuto seguito, anche se, secondo il padre Salvatore e i legali della famiglia, potrebbe essere proprio questa la chiave per svelare il giallo della morte della poliziotta.
Non auguro a nessuno quello che stiamo provando in questi giorni – dice papà Salvatore – però una cosa voglio che si sappia: Sissy ha lottato come una leonessa per 26 mesi. Ha combattuto per rimanere in vita e non ha mai mollato“.
Ma quello che Salvatore e la moglie Caterina non hanno proprio digerito è la lontananza delle istituzioni. «L’hanno abbandonata mentre era in coma – continua – e lei faceva parte di questo mondo. L’hanno licenziata a febbraio e liquidata con 6.700 euro, questo valeva per lo Stato la vita di mia figlia. Nessuno ha guardato il suo telefono cellulare, di fatto non sono state fatte indagini. Ma perché?».
Sissy era stata il portiere della Pro Reggina, vincitrice del primo campionato di Serie A femminile della storia, nella stagione 2011-2012. Leggi qui.

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