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Atletica / Margherita Magnani: “La corsa è libertà e non c’è cosa più bella che sentirsi liberi”

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Tenacia, velocità e tanta umanità. Protagonista delle pagine di SportDonna è Margherita Magnani, cesenate classe ’87, pluricampionessa nazionale e internazionale e orgoglio italiano alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Reduce dal Meeting Internazionale di Eaubonne, in cui si è classificata quarta sui 3000 metri con 9’01”70 (tempo al di sotto dello standard di partecipazione per i Campionati Europei Indoor di Glasgow), e dai Campionati Nazionali Indoor ad Ancona, in cui ha ottenuto il settimo titolo assoluto italiano della sua carriera fra 1500 metri e 3000 metri, sia indoor che outdoor, con un tempo di 9’01”32 nei 3000 metri, Margherita è pronta per i Campionati Europei Indoor a Glasgow, che correrà con la Nazionale venerdì 1 marzo 2019 nella finale dei 3000 metri.

Ci racconti i tuoi primi passi nel mondo dell’atletica?
Ho iniziato a correre relativamente tardi rispetto a molte mie coetanee. Mi sono avvicinata per la prima volta al campo di atletica all’età di 16 anni, dopo diversi anni trascorsi nell’ambiente della pallavolo, sport che avevo praticato sin da piccola ma con risultati comunque modesti”.
Quali sono i momenti e le vittorie che ricordi con più piacere?
Sono tanti i ricordi e le vittorie che mi hanno fatto battere il cuore in questi anni. Sicuramente la partecipazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016 ha rappresentato il raggiungimento di un sogno. Ricordo con piacere anche la vittoria del mio primo titolo italiano assoluto nel 2013, così come la realizzazione del record nazionale sui 1000 metri indoor (2’39”94) nel 2014 oppure la conquista della Finale sui 3000 metri ai Campionati del mondo indoor del 2014. Nelle ultime due stagioni la mia preparazione è stata condizionata da diversi infortuni e problemi fisici che mi hanno impedito di esprimermi ai miei massimi livelli ma, essere comunque riuscita a siglare il mio record personale sui 5000 metri è stata una bella soddisfazione”.

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In che modo lo sport ti ha cambiato la vita e arricchito?
Lo sport mi ha arricchito molto, consentendomi di girare il mondo e conoscere persone fantastiche. Lo sport e la corsa sono grandi passioni ma rappresentano anche il mio lavoro primario che cerco di svolgere sempre in maniera professionale e impeccabile”.
Tra i vari raduni sei stata anche in Africa…
“Esatto. La mia esperienza in Africa è stata particolarmente emozionante. Tra il 2017 e il 2018 sono stata tre volte in raduno in Kenya, una volta nella città di Eldoret e altre due volte nel villaggio di Iten (collocato ad un’ altitudine di 2400 metri s.l.m). La scelta di andare ad allenarsi in Kenya, oltre per sfruttare il cosiddetto “effetto quota” e l’allenamento in altitudine utile per tutti gli sport di endurance, era quello di approcciarsi ad un mondo totalmente diverso in cui la corsa rappresenta lo sport nazionale e in cui ogni singolo individuo, dal bambino, alla mamma, al nonno, corre. L’allenamento in Africa mi ha reso ancor di più consapevole del fatto che la corsa sia lo sport più elementare del mondo e che tutti possano praticarla. È uno sport democratico, alla portata di ogni individuo e per cui non servono particolari strumenti (anzi in numerose occasioni mi è capitato di correre al fianco di atleti/e scalze). È stata un’esperienza unica sia dal punto di vista umano che da quello sportivo e mi sento di consigliare ad ogni runner di viverla una volta nella vita”.

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Essere atleta ad alti livelli comporta uno stile di vita quasi totalmente orientato allo sport. Quanto lo sport influisce nel tuo quotidiano? 
Come ho detto prima, lo sport è il mio lavoro e tutta la mia vita gira intorno ad esso. Essere atleti significa esserlo 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. Significa dare importanza al riposo, all’alimentazione, al recupero muscolare… sono queste e altre piccole cose che a lungo termine fanno la differenza. Per quanto riguarda il regime alimentare, seguo un protocollo di integrazione dettagliato e una dieta equilibrata e bilanciata, soprattutto a ridosso del periodo agonistico”.
Hai mai dovuto superare grossi ostacoli durante la tua carriera?
Ho dovuto affrontare diversi periodi difficili nella mia carriera, soprattutto legati ad infortuni. Probabilmente il momento peggiore è stato quando nell’ottobre 2016: mi ruppi l’esterno del piede sinistro durante un’uscita di corsa in pineta. In seguito a tale frattura, fui costretta ad operarmi e ad inserire una vite metallica all’interno del quinto metatarso. Fu un momento particolarmente difficile perché avevo tanti dubbi e tanti timori in relazione al mio recupero fisico e rientro agonistico. Fortunatamente tutto è andato per il verso giusto e nel 2017, contro ogni previsione, sono risuscita a prendere parte ai Campionati Mondiali sui 1500 metri”.

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Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Il primo marzo ci saranno i Campionati Europei indoor di Glasgow, dove correrò la finale dei 3000 metri. Dopo questa manifestazione, in cui spero di rappresentare al meglio i colori azzurri, riprenderò gli allenamenti per preparare la stagione estiva in pista 2019 in cui mi concentrerò sulle distanze di 1500 e 5000 metri”.
Consiglieresti il mezzofondo a una bimba? Perché?
Il mezzofondo è una disciplina impegnativa, caratterizzata da tanto impegno, dedizione e costanza. Nel corso degli anni, questi elementi (appresi ai massimi livelli dal mio sport), mi hanno aiutato in molti ambiti della vita, come per esempio lo studio, che ho sempre conciliato con l’attività agonistica. Per questo motivo, mi sento vivamente di consigliare ad una bimba di iniziare questa disciplina perché la ritengo altamente formativa. Inoltre la corsa per me è sinonimo di libertà e non c’è cosa più bella del sentirsi liberi quando si fa qualcosa che si ama”.

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Informazioni sull'autore

Maila Falzone

Maila Falzone

Calciatrice il sogno di bambina, giornalista sportiva quello da grande. Sono Maila, nata a Genova il 30 settembre 1991. Laureata in Scienze Politiche e Informazione ed Editoria, la mia fissa per la comunicazione mi ha spinta fino alla specialistica in Digital Humanities.
Il calcio ha sempre fatto parte di me. Sarà forse stata colpa di mamma, che mi ha portata nel suo pancione a vedere un Juventus-Genoa, o colpa di papà, che ha chiesto allo speaker di annunciare all’emozionato pubblico di Genoa-Oviedo la mia nascita: il mio cuore non poteva che essere a tinte rossoblù. Ho provato qualsiasi tipo di sport: dal nuoto alla ginnastica artistica, dallo sci alla pallavolo; quasi tutto, ma quegli scarpini mai indossati sono rimasti un chiodo fisso, tanto da essere diventati argomento della mia tesi di laurea. Amo fotografare, cucinare e, soprattutto, mangiare. Oltre alla mia vita, ritengo di vivere quelle di cui scrivo: chissà che scrivere di sport mi aiuti a buttar giù qualche chilo di troppo!

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