Una follia. Nel segno dei petrodollari. La maratona femminile dei Mondiali di Doha, prima gara della rassegna con in palio medaglie, è stata un’autentica follia. Poco è servito decidere di farla partite alle 23.59 locali (le 22.59 italiane).
33 gradi con il 75% di umidità. L’italiana Sara Dossena al 12° km addirittura sviene. “La situazione è peggiore di quel che avevamo preventivato. Il rapporto temperatura-umidità è quasi proibitivo. Si fatica a respirare, stando ai nostri parametri lo sforzo si allunga di 5 Km, è come correre una maratona di 47/48 Km e non di 42“, le parole del CT La Torre.
Mi sono dovuta fermare perché sono svenuta – spiega Sara Dossena – È un Mondiale, vesto la maglia azzurra, volevo arrivare a tutti i costi al traguardo, anche camminando, ma con questo caldo non si riesce a respirare, il mio fisico è esploso. Avrei voluto poi ripartire ma la situazione rischiava di diventare pericolosa. Probabilmente in futuro non dovrò preparare una maratona ma dovrò fare una preparazione di resistenza a queste condizioni climatiche impossibili“.
L’altra azzurra Giovanna Epis ha chiamato lo stop al ventottesimo chilometro, dopo aver transitato a lungo intorno alla trentesima posizione.

Il primo titolo mondiale dei diciassettesimi campionati del mondo di Doha va alla keniana Ruth Chepngetich, che chiude in un crono relativamente alto, in considerazione delle condizioni ambientali, di 2h32:43. La keniana 25enne world leader in 2h17:08 a Dubai in gennaio chiude l’estenuante fatica restituendo l’oro iridato al Kenya a sei anni dal secondo successo di Edna Kiplagat, oggi quarta (2h35:36) e preceduta per l’argento dalla campionessa mondiale uscente Rose Chelimo (Bahrain) in 2h33:46, e per il bronzo dalla poco pronosticabile namibiana Helalia Johannes, veterana di 39 anni, in 2h34:15, per la prima medaglia femminile del suo paese nella storia dei campionati del mondo.

 

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