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Calcio / L’urlo dello stadio per le donne calciatrici non pagate: “Equal pay, equal pay”

Ieri allo stadio di Lione al termine della finale dei mondiali di calcio femminili, vinti dagli Usa per 2 a 0 contro l’Olanda, è successo qualcosa di davvero particolare. Dalle tribune si è infatti alzato il coro “Equal Pay, qual pay”», letteralmente «stessa retribuzione», per sollevare il problema della disparità salariale che accomuna le donne di tutto il mondo e le nazionali femminili.
Proprio quello che vogliono le calciatrici guidate dalla capitana Megan Rapinoe. Uguale compenso: la calciatrici vogliono avere quanto i colleghi uomini.
Megan Rapinoe commenta felice quanto accaduto «Certo fa piacere sentire il pubblico che ripete il nostro slogan, è un discorso che tutti sono pronti a fare quello del pari compenso, siamo tutti stufi. Poi bisogna vedere cosa vuol dire passare ai fatti, come si sostiene la federazione femminile, cosa può fare la FIFA per aiutare». E parla a tutte le colleghe: «Le giocatrici di questo Mondiale hanno tutte fatto vedere cose incredibili, non si può giocare meglio». E Infantino, che era lì? «Sul podio abbiamo scherzato, abbiamo sorriso, mi ha guardato. Dovremo fare un discorso serio».
Anche in Italia il discorso legato al professionismo delle donne calciatrici è tema molto caldo. Le donne che giocano a calcio che le donne non hanno un’assicurazione sanitaria, non usufruiscono del pagamento di contributi pensionistici e che non hanno tutela in caso di maternità e invalidità. Qualcosa dovrebbe muoversi ma per ora siamo molto indietro. Ecco quanto guadagnano le calciatrici italiane di Serie A e Serie B