La giovane calciatrice Raffaella Barbieri si racconta. L’attaccante, classe 1995, dopo le esperienze nelle serie maggiori (esordio in A con il Torino nel 2010) ha scelto il San Marino Academy e la Serie C per ripartire. E, parole sue non poteva fare scelta migliore: “Per me è un onore aver militato in categorie come la serie A e la serie B. Ho scelto la Serie C perché la considero un ottimo trampolino da cui rilanciarsi e, onestamente, non avrei potuto scegliere una piazza diversa da quella del San Marino Academy. Una società solida, con un’ottima organizzazione e soprattutto con grandi obiettivi. Tutto questo mi ha allettato parecchio”. 
Nel calcio quello che conta sono i risultati. Quale è l’obiettivo della squadra e quale il tuo personale per questa stagione?
Ci siamo resi conto subito di avere una squadra tra le più competitive in questa serie C e lo dimostra il fatto che abbiamo da poco concluso il girone di andata e siamo prime in classifica a parimerito con il Perugia. Non lo neghiamo, l’obiettivo è chiudere in alto il campionato magari facendo anche meglio nel girone di ritorno di quanto fatto sino ad ora. A livello personale invece voglio dare il massimo per la San Marino Academy e poi, nei prossimi anni, mi piacerebbe certamente tornare in Serie A. Per adesso mi concentro solo sulla mia crescita e mi godo il momento“.
raffaella barbieri

FOTO FSGC.

Hai iniziato a giocare che eri davvero piccola e ti sei lanciata in un mondo che ancora è prettamente maschile anche se negli ultimi anni il contesto sociale sta cambiando e allontanandosi dallo stereotipo maschile, come mai questa scelta?
È un peccato ma purtroppo il calcio femminile ha vissuto tutti questi anni all’ombra di quello che è considerato lo sport nazionale italiano, ovvero il calcio maschile. Io però non penso che ne esita una versione maschile ed una femminile in fondo stiamo parlando dello stesso sport e per fortuna nell’ultimo periodo si sta assottigliando questa differenza. Certo, può esser giocato e vissuto in maniera differente. Io ho iniziato a 5 anni in una società maschile e la mia famiglia non ha avuto alcun problema ad iscrivermi e farmi iniziare anzi, tutto l’opposto, mi hanno sempre sostenuto e partecipato attivamente alle mie scelte“.
A giugno ci saranno i Mondiali e le azzurre del ct Bertolini saranno ai nastri di partenza. Nel corso della tua carriera hai indossato la maglia della nazionale, cosa significa per una calciatrice vestire l’azzurro e come vedi il cammino dell’Italia al prossimo Campionato del Mondo? “È certamente un onore vestire la maglia della Nazionale e sentire l’inno prima della partita è qualcosa di sensazionale. Rende tutto più emozionante. Per quanto riguarda Francia 2019 spero che l’Italia possa far bene, i mezzi per raggiungere determinati obiettivi ci sono. Questa partecipazione è un traguardo importante per tutto il movimento che sta conoscendo un periodo di grande sviluppo e questo non può che esser positivo
Hai mai pensato a cosa fare “da grande”?
Qualche volta penso al mio futuro fuori dal campo, anzi più di qualche volta, e penso seriamente che continuerò con la gestione dell’attività che hanno i miei genitori a Torino. Però non mi vedo completamente lontana dal mondo dal mio amato calcio. La mia idea, infatti, è sempre stata quello di diventare allenatrice“.

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