Campionessa di canoa in coma da tre mesi partorisce e muore. Rimasta vittima in casa di un grave attacco di asma mentre era incinta alla diciannovesima settimana, Catarina Sequeira, portoghese di 26 anni, è riuscita a portare avanti la gravidanza e a dare la luce al proprio figlio.
La ragazza era rimasta attaccata a un respiratore artificiale per 56 giorni per consentire al feto di crescere nel suo grembo. Il piccolo, chiamato Salvatore dopo esser stato «salvato», è nato alla 32ma settimana: pesa appena 1,7 kg ed  ora ricoverato in neonatologia. «Sta bene – dice il giovane papà, un militare decorato  -sono il padre, ho sempre voluto esserlo, crescerà con me. Ora vi chiedo solo di rispettare il mio silenzio».


Per la mamma, purtroppo, non c’è stato nulla di fare: è deceduta poche ore dopo il parto cesareo, per le condizioni respiratorie ormai irrimediabilmente deteriorate.
Catarina non aveva mai firmato il consenso alla donazione di organi, non credeva certo che se ne sarebbe andata così presto, ma «essere un donatore non vuol dire soltanto dare un fegato, un cuore o un polmone – dichiara il responsabile del comitato etico dell’ospedale, Filipe Almeida – ma essere un grado di dare se stessi, per consentire al proprio figlio di vivere». La sua storia ha scosso il Portogallo, che ha rappresentato in diverse competizioni internazionali e dov’è molto popolare.

 

 

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