Siamo un paese gestito da anziani e questo influisce su tutto. Ma per me il presidente Tavecchio è stato l’unico a fare qualcosa per il calcio femminile”. Precisa, sicura e senza peli sulla lingua: parla così Carolina Morace, ex calciatrice ora allenatrice in Australia, sulla pagine di Repubblica.it.

Il problema – spiega – non è l’età anagrafica, ma di mentalità, di stare al passo con i tempi. Vedendolo dall’Australia, dove vivo, vedo le cose in modo ancora più chiaro. Lì, quando Belloli se ne uscì con la frase sulle 4 lesbiche, le mamme di alcune ragazzine della mia Academy sono venute a dirmi ‘ma come siete messi in Italia?’. Questa è l’immagine che rischia di trasferire all’estero il nostro paese. Io penso che potrei dare una mano: sto facendo un progetto Fifa, visto che sono tra le loro “legend” e sarei in grado di confezionare il prodotto di una riforma“.

Il calcio femminile secondo Carolina: “In Italia sento parlare di “calcio femminile nelle scuole”. Ma di che parliamo? E’ aria fritta, le scuole non hanno nemmeno le palestre, figurarsi un campo di calcio. E purtroppo basta che lo dica qualcuno e viene ripetuto a macchinetta da tutti. lo sport da noi è fatto dalle associazioni dilettantistiche. In Australia le bambine giocano a calcio, ma lì ci sono i campi”.

Sulle affiliazioni col calcio femminile: “Quello che ha fatto Tavecchio è la cosa giusta: devi partire dalle società. E per quanto imporre sia sempre difficile, io cercherei di invitare i club di Germania, Inghilterra, Francia e Spagna chiedendo come mai le società maschili lì hanno “aperto” alle donne e cosa ci hanno guadagnato”.

C’è sessismo nel calcio? “Io non mi sento spodestata se un uomo ha le qualità e le qualifiche per allenare e viene scelto a guidare le donne. A volte però ad allenare le squadre femminili sono uomini che non hanno storia e sono soltanto ‘amico dell’amico dell’amico’. Ora sono contenta che Patrizia Panico sia entrata nello staff di una nazionale maschile (l’Italia under 16, ndr). Mi piacerebbe vedere allenatrici o ex giocatrici a commentare partite, tante ne hanno la cognizione. Bisogna trovare posti di lavoro anche per il fine carriera delle donne”. 

Sul perché ancora oggi sia all’estero e non in Italia per far crescere il nostro movimento: “Non lo so, intanto sto facendo un progetto di sviluppo con la Fifa. Da noi nemmeno in una pubblicità viene scelto un allenatore donna. In Australia però tutti mi hanno spalancato le porte, e certo non avevo conoscenze. Lì basta il merito per trovare le porte aperte. Forse, facendo una battuta, in Italia il problema è che uso bene i congiuntivi…”.

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