La sua vecchia vita è finita sul guardrail dove è cominciata la nuova. “Il confine che strappa le mie gambette…” dice lei. Quel 21 agosto 2005, in un incidente stradale all’uscita di una galleria probabilmente per la pioggia, ha perso entrambe le gambe. E’ finito un mondo, ne è cominciato un altro.
La scrittura per Giusy Versace, atleta paralimpica, ballerina, conduttrice televisiva e da marzo anche deputata non è una novità, ma se nella sua prima opera l’autobiografia “Con la testa e con il cuore si va ovunque” ha raccontato il suo incidente e il suo percorso per ritornare a camminare dopo l’amputazione di entrambe le gambe e la scoperta della corsa con le gambe al carbonio, con questo nuovo racconto vuol insegnare, questa volta ai più piccoli, che la vita è un dono meraviglioso e che non bisogna mai scoraggiarsi di fronte alle avversità. Il racconto aiuta a capire che ognuno di noi possiede risorse in grado di trasformare il dolore e la rabbia in speranza e voglia di vivere. Dopo “Ballando con le stelle” ha ripreso a utilizzare scarpe con il tacco, ma l’accessorio di  WonderGiusy, il personaggio del romanzo illustrato presentato nei giorni scorsi, sono ovviamente le ali.

Giusy, molti ti considerano un esempio, una sorta di wonder woman. È impegnativo?
“È una visione che mi diverte, mi capita soprattutto con i bambini. Mi è successo di sentire: “Mamma, ma lei ha il telecomando per far funzionare così velocemente le sue gambe?”  E proprio quella frase mi ha ispirata, ho pensato che sarebbe bello avere i super-poteri.  No, non mi sento un’eroina. Sono solo una persona che ha visto la morte in faccia, e posso assicurare che non ha un bell’aspetto. Mi sento una donna normale, che ride, piange e combatte, come tutte. A volte mi arrabbio, mi staccherei una gamba per lanciarla, poi penso che mi serve e rinuncio, anche se di gambe ora ne ho più paia”.

Qual è il messaggio che vorresti far passare?
“Il libro vuole far riflettere sulle infinite possibilità che la vita ci offre e sull’importanza del sorriso come arma potentissima in grado di migliorare il nostro umore e quello di chi ci circonda. La speranza è che i messaggi positivi qui racchiusi possano diventare contagiosi per le nuove generazioni”.

Come hai trovato la forza per rinascere dopo l’incidente?
“Mi sono aggrappata alla  fede, che ho sempre avuto; è stata fondamentale nel mio percorso. Ho vissuto ogni istante come una seconda opportunità, non come una croce ma uno stimolo a fare tutto ciò che potevo nel migliore dei modi, lo dovevo a me stessa”.

Tra mille impegni hai trovato il tempo per dare vita a Disabili no limits. Di cosa si occupa la onlus?
“Con le persone che mi sono vicine ci siamo dati l’obiettivo di fornire ai ragazzi disabili ausili che permettano loro di avere una vita più normale e di accostarsi allo sport. L’attività sportiva è integrazione, socializzazione, significa uscire dal proprio trauma e  confrontarsi con gli altri. Cerco di far vedere che occorre mettere in risalto quello che si può fare e lo sport in questo campo è una grandissima opportunità di integrazione. Non per niente sull’argomento ho anche presentato un disegno di legge”.

Prima in tv e poi a teatro. Nessuna difficoltà a raccontare sul palco la tua vita?
“Al contrario! Se scrivere “Con la testa e con il cuore si va ovunque” è stato avvolgente, rappresentarlo è stato traumatico. A volte ho pensato di non farcela! Ed è stato impegnativo sotto il profilo mentale e fisico. Ma ho avuto accanto il mio maestro, Raimondo Todaro, con cui c’è stato da subito un grande affiatamento”.

Cosa ti spinge ad andare avanti?
“La certezza che la mia storia possa trasmettere energia positiva, soprattutto ai giovani, che vedo sfiduciati. La vita è un dono meraviglioso, un regalo che va preservato. Bastano un po’ di inventiva e un po’ di coraggio per aprire nuove strade e ribaltare le situazioni che ci sembrano insormontabili. E credo che la mia storia lo dimostri”.

Sei felice?
“Oggi sono una donna migliore, più ricca. Se avessi una bacchetta magica e un solo desiderio da esprimere, una cosa è certa: non sarebbe mai quello di tornare dietro!”.

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